La notizia che primeggia ultimamente nei mass-media riguarda l’attentato terroristico dello scorso sette gennaio contro la sede parigina del giornale satirico“Charlie Hebdo”. Un attentato conclusosi con il tragico bilancio di dodici morti e undici feriti, cui nei giorni successivi si sono aggiunte altre otto vittime.Erano le undici e trenta quando due individui mascherati e armati hanno fatto irruzione negli uffici del giornale, intimando alla disegnatrice Corinne Rey di immettere il codice numerico per entrare nella sede del“Charlie Hebdo”. Tra le vittime, oltre ai dipendenti del giornale, anche tante altre persone che stavano svolgendo il loro lavoro.
A causare il folle gesto, la pubblicazione di un articolo satirico su Maometto e la religione islamica, la stessa praticata dagli attentatori; ma per i redattori del “Charlie Hebdo”, giornale satirico francese dallo spirito caustico e irriverente, era normale pubblicare articoli di questo genere, fatti di giochi di parole, termini spiritosi e buffi, senza comunque l’intento di offendere le persone. Purtroppo gli attentatori hanno interpretato quell’articolo come un’offesa alla loro religione, rispondendo con la violenza.
Secondo me,non esiste alcuna giustificazione per un gesto così disumano e atroce che ha provocato la morte di tanti innocenti.
Ho provato un gran dolore nel vedere le immagini alla televisione di coloro i quali hanno vissuto in prima persona quella strage, delle famiglie che hanno perso in quell’attentato un familiare o dei bambini che hanno avuto paura nell’assistere a quel tragico evento. Ma provo anche tanta ammirazione per tutte quelle persone che hanno avuto il coraggio di impugnare una penna, come simbolo di difesa della loro libertà di espressione, manifestando e combattendo per tutelare i loro diritti e salvaguardare i principi di libertà.
L’undici gennaio, è stata organizzata la più grande manifestazione della storia della Francia, cui hanno partecipato circa due milioni e mezzo di persone per difendere il loro paese e scongiurare il ripetersi di simili stragi. Mi chiedo come queste persone riescano a uccidere a sangue freddo, dato che nel loro paese rischiano costantemente la morte e sanno quanto dolore possa provocare una tale azione.
Nessuno di noi ormai si sente più al sicuro nemmeno nelle proprie case, perché io per prima ho paura che un giorno queste persone senza scrupoli possano giungere anche nel nostro paese; ma non sarà certo questa paura a fermarmi, non sono una codarda, anch’io volevo essere presente alla manifestazione parigina, per dimostrare la mia solidarietà a un popolo ferito e distrutto dal dolore.
Il mio pensiero fisso resta però sugli attentatori, non riesco a credere che al mondo esistano ancora persone che usano le armi per risolvere i loro problemi, se tutti noi facessimo cosi, non si capirebbe più niente, perché ognuno penserebbe solo al proprio interesse. Ma ciò che mi ripugna di più è che questa gente prova perfino gusto a uccidere, vorrei vedere loro a posto di quelle persone che hanno perso amici e parenti, vorrei che provassero il loro stesso dolore e la loro sofferenza per capire veramente il male che hanno fatto.
Voglio concludere con un messaggio di forza e di coraggio alla gente che ha sofferto, incitando invece tutti gli altri che continuano a combattere per i loro diritti a non arrendersi, cosa che dovremmo fare tutti noi perché solo lottando uniti è più facile abbattere le proprie paure e affrontare tutte le avversità del mondo.

0
0 Commenti

Lascia un commento

CONTATTACI

Hai una domanda? inviaci una e-mail e ti risponderemo al più presto.

Il Quotidiano in Classe è un'idea di Osservatorio Permanente Giovani-Editori © 2012-2019 osservatorionline.it

Effettua il login

o    

Hai dimenticato i tuoi dati?

Crea Account