Buongiorno ragazzi! Eccoci con i nuovi temi della settimana di Natale.

 

Orsola Riva, per Corriere della Sera, oggi vi parla del congiuntivo.

 

Quante volte insegnanti e genitori vi avranno esortato a usarlo correttamente. Proprio qualche giorno fa sul Corriere della Sera è arrivato un “liberi tutti” da parte del presidente onorario dell’Accademia della Crusca, Francesco Sabatini. Smettiamola di turbarci se, ogni tanto, qualcuno usa l’indicativo invece del congiuntivo — afferma Sabatini — l’italiano del resto, come tutte le altre lingue, è una lingua viva e ormai è nell’uso corrente preferire l’indicativo al congiuntivo.

 

La cosa più divertente successa in conseguenza a questa dichiarazione è che su Corriere.it/scuola, la pagina quotidiana di Corriere.it che si occupa del mondo della scuola, abbiamo ricevuto una lettera  di una studentessa del liceo classico, molto dispiaciuta e negativamente sorpresa per questo intervento dell’Accademia della Crusca, custode della lingua italiana. Se perfino gli studiosi dell’Accademia autorizzano un “erroraccio” grave come l’uso scorretto del congiuntivo, chissà dove andremo a finire — sostiene la studentessa — le regole sono importanti, soprattutto in un paese in cui spesso e volentieri si ignorano.

 

Approfittando di questa discussione Orsola Riva vi propone una riflessione: congiuntivo sì o congiuntivo no?  È giusto pensare che anche l’italiano sia una lingua viva e che la lingua, così come la società, evolva e dunque anche le regole grammaticali debbano cambiare? Oppure il congiuntivo è da considerarsi qualcosa che ci caratterizza, un modo particolarissimo della lingua italiana, e tradirlo sarebbe come tradire la nostra cultura?

 

Luca Tremolada per Il Sole 24 Ore partendo dalla classifica delle parole e ricerche più cliccate su Google nel 2016 vi chiede: noi siamo quello che cerchiamo (sul web)?

 

In cima alle classifiche di Google di quest’anno troviamo: “Pokemon Go“, “Olimpiadi Rio 2016“, “Europei 2016“, “elezioni Usa“, “David Bowie“, “Donald Trump“, “Bud Spenser” e “Brexit“. Alla luce di queste ricerche, alcune delle quali molto curiose, è vero che noi siamo ciò che cerchiamo su Internet? Non c’è da stupirsi se in cima alla classifica troviamo “Pokemon Go” un fenomeno mondiale sul quale tutti hanno trovato informazioni in merito sul web. Ancora più interessanti i “perché” più ricercati: “perché s’intasa il braciere“, “perché i gatti hanno paura dei cetrioli“, “perché il colpo di stato in Turchia“, “perché un neonato piange sempre“, “perché un uomo sposato tradisce“. Tra i “come fare” troviamo invece “come fare il gelato al caffè in casa”, “come fare lo slime”, “come fare i fiori di stoffa” e come fare un’assonometria”.

 

Guardare alle parole e alle parole che cerchiamo e a ciò che si veicola attraverso i social network come indicatore delle nostre curiosità è importante e centrale. È da qui che dobbiamo partire per capire qualcosa di più ampio della società in cui viviamo.

 

Tremolada quindi vi chiede: noi siamo davvero quello che cerchiamo (sul web)? Se sì perché?

 

Gianluigi Schiavon, per Quotidiano Nazionale, vi parla di musica come ribellione.

 

Partendo da un fatto di cronaca recente, ossia il rogo ideato da Joe Corré, figlio di Vivienne Westwood e Malcom Mc Laren, ex manager dei Sex Pistols, con il quale ha mandato in fumo cimeli dei Sex Pistols, gruppo simbolo della musica punk, per 6 milioni di euro. L’atto provocatorio è stato spiegato dallo stesso Corré con queste parole “il punk inglese oggi è stato tradito, sminuzzato e rimpacchettato. Ora non è altro che un marchio alla stregua di Mc Donald, è finito nelle mani dell’establishment e delle grosse compagnie multinazionali. È ora che lo si butti via e si inizi da capo“. Bruciando tutti gli oggetti simboli di un’era su una barca lasciata trascinare dalle acque di un fiume, Joe Corré ha anche sottolineato “il punk è morto è inutile cercare di convincere una nuova generazione — la vostra — che ha ancora del valore e che può aiutare i giovani a superare i problemi che si trovano davanti“.

 

Giusta o sbagliata che sia questa affermazione e questo gesto, Schiavon vi chiede di dire la vostra sulla musica: è davvero ribellione? Aiutateci a capire quale musica per voi oggi è simbolo di ribellione: il rap, il rock o altro?