Buongiorno ragazzi,

 

anche questa settimana torna la rubrica dell’estate dedicata ai libri e intitolata #letturadellasettimana.

 

Questa volta parliamo di “Non ho mai avuto la mia età” scritto da  Antonio Dikele Di Stefano e che racconta la storia di un ragazzo che, appunto, non ha mai avuto la sua età.  In effetti questo ragazzo non ha neanche un nome e per “comodità” lo si chiama Zero.

Il nome è solo l’ultima delle mancanze della sua vita, perchè Zero da quando è nato non ha mai avuto nulla. La sua è un’esistenza in sottrazione, che gli ha sempre tolto tanto e dato poco. Zero ha dovuto capire in fretta che certe cose non si possono chiedere ai genitori, che ciò che è giusto non è patrimonio di tutti, perché la vita non ha nessun obbligo di darti quello che credi di meritare e non lo ha nemmeno chi ti ha messo al mondo.

 

I capitoli che scandiscono il romanzo non sono altro che gli anni di Zero che dai sette ai diciotto scandiscono la sua vita:  sono duri, sono anni che hanno il sapore della povertà e della periferia. Si tratta  anche di anni passati ad attraversare strade in bici, con il cellulare attaccato a una cassa per permettere agli altri di sentire la musica: in piedi sui pedali, a ridere in mezzo alla via.  Sono anni con pomeriggi  passati a giocare a pallone, a sperimentare il sesso e a bruciarsi per amore. Sono anni trascorsi in quartiere consapevoli però che l’unico modo per salvarsi e garantirsi un futuro è andare via perché se nuoti nel fango, alla fine ti sporchi. Ma quello che c’è fuori fa paura. Ci sono gli sguardi indiscreti sui bus, le persone che tengono più stretta la borsa quando ci si avvicina, le ragazze che aumentano il passo e cambiano strada quando ti incontrano. C’è un Paese che non ti riconosce, gente che non si ricorda che essere italiani non è un merito ma un diritto. Fuori c’è la frase che ti ripeteva sempre la mamma e che ti rimbomba in testa.

 

Zero non possiede nulla, neanche la sua età, eppure ne leggiamo la sua storia. Di certo un libro che colpisce l’anima e che ci invita a una riflessione: quanto conosciamo chi abbiamo di fronte, quanto poco ci preoccupiamo di quello che accade nella vita degli altri?

 

Forse dopo la lettura di questo libro potremmo saperne di più.