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	<title>Il Quotidiano In Classe</title>
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	<description>Solo per studenti... e insegnanti!</description>
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		<title>Il romanzo della vita</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 23:28:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>armando</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Sole 24 ore]]></category>

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		<description><![CDATA[Mary, 16 anni, è innamorata pazza di Tony, 17 anni. Studenti. Mary trascura persino i suoi…]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mary, 16 anni, è innamorata pazza di Tony, 17 anni. Studenti.<br />
Mary trascura persino i suoi studi. non esce di casa, aspetta<br />
gli sms, la telefonata, che non arriva e allora chiama ella e lui non<br />
risponde fino a mezzanotte, allorchè finalmente fa uno squillo, dicendo che è stato impegnato tutto il giorno a studiare e a lavorare. Mary gli crede piangente e illusa. Quando Tony compie 18 anni e al sabato sera non va a prenderla con la macchina, allora ella capisce che lavoro egli aveva fatto, illudendola, per due anni&#8230;.<br />
C&#8217;era altrove Peppy, un sognatore fin da piccolo, lavoratore fin da piccolo, studente volenteroso; trasferitosi al nord, aveva incominciato<br />
a lavorare presto, non aveva nessuno alle spalle, era altruista. rispettava le compagne, ma non era un adone, non era ricco di soldi, lo era solo nel suo cuore; purtroppo lì nessuno guardava: e così restò solo, emarginato. Egli però era felice, perché sentìva, non escludendo nessuno, di essere cittadino del mondo e di saper vedere e amare tutto e tutti. Osservava la natura meravigliosa, la corolla di un fiore, il cielo, il mare&#8230;.e sorrideva felice al sole che ogni mattino sorride ad ogni uomo che cammina per la retta via.<br />
Questo è il libro che ognuno vorrebbe scrivere: il romanzo della vita.</p>
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		<title>BAM! Libro perfetto</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 22:34:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dimitri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Sole 24 ore]]></category>

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		<description><![CDATA[Stimolare la propria creatività con intense letture di libri che noi amiamo,che ci amano,n…]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stimolare la propria creatività con intense letture di libri che noi amiamo,che ci amano,non ci sazia più. A lume di candela o nel chiarore dell’alba,questo profondo legame che ogni buon lettore sa creare con il  proprio libro,non basta più. Ed è proprio allora che nasce in noi il primordiale impulso di scrivere,sprigionare tutta la forza repressa custodita con bramosia nell’inconscio. Visioni,sensazioni intense, ricordi,dolore,passioni forti,rabbia,dolore,sentimenti,felicità, tutto allo stato puro,pronto per diventare arte. L’arte di scrivere parole,frasi,libri, è quella che più ci permette di schiudere le ali dell’immaginazione e di volare tra i pensieri affossati in quelle righe nere stampate sul foglio bianco.<br />
Vorrei scrivere un libro,vorrei farlo meglio di tutti quei geniali colossi della letteratura. Si tratta di far schioccare dall’arco delle proprie potenzialità,una freccia che attraversando immaginazione e realtà – BAM!colpisce dritto al centro il bersaglio:il libro perfetto.<br />
-Solo il frutto della bizzarra immaginazione di un comune adolescente?probabilmente si…Libro perfetto,stile perfetto,vita perfetta. Cosa si nasconde dietro questa disperata ricerca della perfezione,della purezza?sarebbe forse così divertente vivere in un mondo perfetto? La noia ci assalirebbe,renderebbe tutto più triste di quanto già lo è! Parole sagge quelle di William Wordsworth:”Bisogna vivere con semplicità e pensare con grandezza”. Tutti dovrebbero pensare con grandezza,anche quando si è incapaci di vivere con semplicità.</p>
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		<title>Libri: chi eravamo, chi siamo e chi saremo!</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 22:19:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Sole 24 ore]]></category>

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		<description><![CDATA[I libri oltre ad essere un mezzo del sapere trasmettono anche pensieri e sentimenti dando …]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I libri oltre ad essere un mezzo del sapere trasmettono anche pensieri e sentimenti dando vita alla carta! Tuttavia ha subito un&#8217;evoluzione ma credo che il libro vero e proprio resti quello da sfogliare e conservare.</p>
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		<title>What if..</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 22:15:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Sole 24 ore]]></category>

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		<description><![CDATA[E se io avessi la reale opportunità di pubblicare un libro, su cosa lo scriverei? Quale st…]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E se io avessi la reale opportunità di pubblicare un libro, su cosa lo scriverei? Quale storia vorrei raccontare?<br />
Per me un buon libro è un compagno di viaggio, è un amico e maestro. &#8220;È un viaggio per viandanti pazienti, un libro. &#8221; dice<br />
Alessandro Baricco, ed io condivido il suo pensiero.<br />
Un libro non va letto troppo in fretta, non vanno saltati i capitoli, per apprezzarlo veramente bisogna assaporarlo, gustarsi ogni singola parola.<br />
Un libro tiene compagnia egregiamente e, se si è fortunati, si riesce anche a carpirne il messaggio.<br />
Scelgo con cura i libri, cerco un titolo interessante, leggo la trama, mi chiedo se effettivamente potrebbe interessarmi la storia.. Quindi se potessi pubblicare ciò che tengo per adesso in un documento di Word, sceglierei un titolo che colpisca la gente. Un titolo che urla: &#8220;leggimi!&#8221; come la bottiglia con su scritto: &#8220;bevimi!&#8221; in Alice nel Paese delle Meraviglie..<br />
Scrivere un libro, non ci avevo mai pensato seriamente. Se potessi davvero far leggere al Mondo qualcosa che è frutto della mia immaginazione, come primo lavoro sceglierei di raccontare l&#8217;adolescenza per com&#8217;è veramente e non con lo stereotipo dell&#8217;adolescente emarginato che trova il lieto fine. Non è tutto rose e fiori, non finisce sempre nel migliore dei modi, non per forza arriva il principe azzurro a cavallo del suo bianco destriero. Non tutto va come si vorrebbe, ci si deve accontentare di quello che si ha. Racconterei di questo.<br />
Vorrei poi scrivere anche di Mondi paralleli, amo il Fantasy e vorrei dare vita ad alcuni personaggi che ho in mente. Mi piace raccontare storielle ai miei fratelli più piccoli, farli volare sui draghi e sconfiggere le viverne, fargli combattere guerre tra il bene e il male, recuperare manufatti perduti, creargli intorno un mondo insomma..<br />
Se potessi veramente stampare su carta e far leggere al mondo ciò che ho da dire, sinceramente, non so da dove comincerei.. Ho tante idee per la testa che potrei riempirci una libreria.<br />
Quello che vorrei veramente scrivere io è un libro capace di trasformare il lettore. Un libro che fa pensare. Un libro con uno scopo. Un libro che ripaga il lettore del tempo speso per assaporarlo.</p>
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		<title>Mi piacerebbe scrivere un libro intitolato: &#8220;Un tuffo nel passato&#8221;.</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 22:14:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Sole 24 ore]]></category>

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		<description><![CDATA[Premetto che mi piace molto leggere, ma a volte per pigrizia o per impegni scolastici non …]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Premetto che mi piace molto leggere, ma a volte per pigrizia o per impegni scolastici non dedico molto del mio tempo alla lettura, però se un giorno avessi la possibilità mi piacerebbe molto scrivere un libro, non d&#8217;avventura, d&#8217;amore o quant&#8217;altro, ma un libro che contenga delle riflessioni personali sul mio modo di vedere come sono cambiate le generazioni dalla mia infanzia fino ai giorni nostri. Sono un ragazzo di quasi 18 anni e ho notato come i bambini di oggi vivono in una società che si basa su dei modelli prestabiliti, che si basa su cose materiali, ritenendo futile la socializzazione con gli altri. Vorrei poter scrivere un libro che parli dell&#8217;infanzia dei miei tempi, di un&#8217;infanzia dove i bambini non crescevano davanti alla tv, computer e videogames ma si cresceva in compagnia degli amici, a giocare a pallone, girare in bicicletta, a costruire castelli di sabbia in riva al mare, a sporcarsi di terra e fare andare su tutte le furie le proprie madri, a litigare con i compagni di classe e fare pace dopo 2 secondi; vorrei poter scrivere un libro che parli di quei bambini che non si contattavano su facebook o sui social network, e non si davano appuntamenti via sms ma andavano a bussare a casa degli amici per invitarli a trascorrere un pomeriggio insieme. Vorrei poter scrivere un libro che parli di quei bambini che non svolgevano i compiti su internet ma venivano aiutati dalle madri, di quei bambini che facevano merenda con un&#8217;enorme fetta di pane e nutella e non con caramelle e schifezze varie. Insomma, vorrei poter scrivere un libro che faccia capire ai bambini di oggi com&#8217;era divertente l&#8217;infanzia di un tempo, dove anche senza la tecnologia ci si divertiva lo stesso, anzi, molto di più!</p>
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		<title>Mi piacerebbe scrivere un libro intitolato: &#8220;Un tuffo nel passato&#8221;.</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 22:14:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Premetto che mi piace molto leggere, ma a volte per pigrizia o per impegni scolastici non …]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Premetto che mi piace molto leggere, ma a volte per pigrizia o per impegni scolastici non dedico molto del mio tempo alla lettura, però se un giorno avessi la possibilità mi piacerebbe molto scrivere un libro, non d&#8217;avventura, d&#8217;amore o quant&#8217;altro, ma un libro che contenga delle riflessioni personali sul mio modo di vedere come sono cambiate le generazioni dalla mia infanzia fino ai giorni nostri. Sono un ragazzo di quasi 18 anni e ho notato come i bambini di oggi vivono in una società che si basa su dei modelli prestabiliti, che si basa su cose materiali, ritenendo futile la socializzazione con gli altri. Vorrei poter scrivere un libro che parli dell&#8217;infanzia dei miei tempi, di un&#8217;infanzia dove i bambini non crescevano davanti alla tv, computer e videogames ma si cresceva in compagnia degli amici, a giocare a pallone, girare in bicicletta, a costruire castelli di sabbia in riva al mare, a sporcarsi di terra e fare andare su tutte le furie le proprie madri, a litigare con i compagni di classe e fare pace dopo 2 secondi; vorrei poter scrivere un libro che parli di quei bambini che non si contattavano su facebook o sui social network, e non si davano appuntamenti via sms ma andavano a bussare a casa degli amici per invitarli a trascorrere un pomeriggio insieme. Vorrei poter scrivere un libro che parli di quei bambini che non svolgevano i compiti su internet ma venivano aiutati dalle madri, di quei bambini che facevano merenda con un&#8217;enorme fetta di pane e nutella e non con caramelle e schifezze varie. Insomma, vorrei poter scrivere un libro che faccia capire ai bambini di oggi com&#8217;era divertente l&#8217;infanzia di un tempo, dove anche senza la tecnologia ci si divertiva lo stesso, anzi, molto di più!</p>
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		<title>Prevenire è meglio che curare!</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 21:53:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amedeo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Corriere della Sera]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;aids, una malattia recente, infatti questa è stata affermata nei primi degli anni …]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;aids, una malattia recente, infatti questa è stata affermata nei primi degli anni &#8217;80 del secolo scorso da uno studio americano.<br />
Inizialmente si pensava che questa malattia fosse trasmissibile anche mediante il contatto di due persone, infatti fu considerata come la &#8216;peste&#8217; del nuovo secolo, ma successivamente si studiò che la trasmissione di questa sindrome da immunodeficienza, si potesse passare solo mediante il contatto con sangue o spermatozoi di colui che è infetto.<br />
Venne inizialmente definita la &#8216;punizione&#8217; degli omosessuali e dei tossico dipendenti, i quali scambiandosi siringhe infette spesso contraevano questo virus.<br />
Successivamente fu smentito il pensiero che la malattia fosse una pena per coloro che erano gay, poichè anche eterosessuali si ammalarano di Aids.<br />
Al giorno d&#8217;oggi nonostante la propaganda e le informazioni per evitare di rimanere contagiati dal virus, vi sono ancora molti casi di persone affette da questo.<br />
Il miglior modo per non rimanerne colpiti è evitare di avere rapporti sessuali non protetti, e ovviamente di non aver contatti con sangue di altre persone.<br />
Ma di questo praticamente tutti ne sono a conoscenza, ma perchè ancora oggi, nel 2012 vi sono casi di persone ammalate di HIV?<br />
La domanda è semplice da spiegare: nonostante tutti gli avvisi e le precauzioni di cui siamo a conoscenza, molte persone non ne seguono i consigli e non utilizzano contraccettivi utili per evitare il contagio, questo è un problema in larga scala, poichè molte persone ne fanno a meno durante un rapporto a causa della scomodità e della poca praticità del preservativo.<br />
Ma è più ragionevole spendere un po&#8217; di tempo, e magari sacrificare un po&#8217; di piacere con il proprio partner, piuttosto che rischiare di ammalarsi e soffrire? Questa è forse la domanda che tutti quanti devono porsi, la propaganda sulla questione avviene e non poco, è solo questione di farsi un lavaggio di coscienza e talvolta fare un po&#8217; di prevenzione, per quanto possa essere noiosa, può salvare da grandi problemi!</p>
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		<title>Merendine: benessere -&gt; dipendenza -&gt; obesità.</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 21:47:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gaetano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Corriere della Sera]]></category>

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		<description><![CDATA[Le merendine inzialmente danno sensazione di benessere, ma poi si forma una vera e propria…]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le merendine inzialmente danno sensazione di benessere, ma poi si forma una vera e propria dipendenza che porta all&#8217;obesità. E per quanto riguarda le merendine per gli indios&#8230; beh, che ne siano ghiotti anch&#8217;essi?</p>
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		<title>A volte un silenzio vale più di mille parole; quando siamo stanchi di tutto quello che ci circonda, quando abbiamo raggiunto il limite, quando arriva il momento in cui dobbiamo liberarci e sfogarci da quello che abbiamo dentro. Arrivati al punto di non ritorno vorremmo lasciarci andare ad un urlo incessante che possa spazzare via ogni nostra briciola di tristezza, ma quello che lo precede è solo un silenzio, anche solo di qualche secondo, ma che sembra un eternità. Un eterno confronto con noi stessi, chiusi nella nostra mente, fra mille pensieri che ci affollano la testa. Con il più totale rumore dentro, il caos dentro di noi. E quel silenzio che tanto aspettavamo arriva, permettendoci di respirare, nuovamente. In qualche prato o su qualche pendio, nel mezzo di un bosco, o anche nella piazza della nostra città, che vuota fa da cornice al nostro momento di pace. Il silenzio è pace, è osservare, meditare e cercare di trarre qualcosa di buono da tutto ciò che abbiamo fatto sino ad ora. Il silenzio è un momento di lucidità in un mondo che non lascia tempo o spazio al respiro. Un momento di stand-by che serve a tutti noi. Che sia il silenzio per raccogliere il coraggio di dire quello che pensiamo o i nostri sentimenti a qualcuno oppure quello che precede un nostro sfogo. Il silenzio anche prima di un concerto, con l&#8217;adrenalina a mille per quello che accadrà fra poco su quel palco, sia visto dal lato del musicista che dal lato dello spettatore. Il silenzio quindi è qualcosa di importante e di necessario, oserei dire fondamentale, per la nostra esistenza, è qualcosa che non perderà mai il suo valore.</title>
		<link>http://www.ilquotidianoinclasse.it/2012/02/a-volte-un-silenzio-vale-piu-di-mille-parole-quando-siamo-stanchi-di-tutto-quello-che-ci-circonda-quando-abbiamo-raggiunto-il-limite-quando-arriva-il-momento-in-cui-dobbiamo-liberarci-e-sfogarci-da/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 21:44:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Sole 24 ore]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p>A volte un silenzio vale più di mille parole; quando siamo stanchi di tutto quello che ci circonda, quando abbiamo raggiunto il limite, quando arriva il momento in cui dobbiamo liberarci e sfogarci da quello che abbiamo dentro. Arrivati al punto di non ritorno vorremmo lasciarci andare ad un urlo incessante che possa spazzare via ogni nostra briciola di tristezza, ma quello che lo precede è solo un silenzio, anche solo di qualche secondo, ma che sembra un eternità. Un eterno confronto con noi stessi, chiusi nella nostra mente, fra mille pensieri che ci affollano la testa. Con il più totale rumore dentro, il caos dentro di noi. E quel silenzio che tanto aspettavamo arriva, permettendoci di respirare, nuovamente. In qualche prato o su qualche pendio, nel mezzo di un bosco, o anche nella piazza della nostra città, che vuota fa da cornice al nostro momento di pace. Il silenzio è pace, è osservare, meditare e cercare di trarre qualcosa di buono da tutto ciò che abbiamo fatto sino ad ora. Il silenzio è un momento di lucidità in un mondo che non lascia tempo o spazio al respiro. Un momento di stand-by che serve a tutti noi. Che sia il silenzio per raccogliere il coraggio di dire quello che pensiamo o i nostri sentimenti a qualcuno oppure quello che precede un nostro sfogo. Il silenzio anche prima di un concerto, con l&#8217;adrenalina a mille per quello che accadrà fra poco su quel palco, sia visto dal lato del musicista che dal lato dello spettatore. Il silenzio quindi è qualcosa di importante e di necessario, oserei dire fondamentale, per la nostra esistenza, è qualcosa che non perderà mai il suo valore.</p>
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		<title>Il vecchietto dove lo metto?</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 21:39:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>daniele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Corriere della Sera]]></category>

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		<description><![CDATA[“L’Italia è un paese per vecchi” si sente spesso dire da alcune persone, ma questo è realm…]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“L’Italia è un paese per vecchi” si sente spesso dire da alcune persone,  ma questo è realmente un difetto? Voglio dire, la vecchiaia cos’è? E’ un valore o una pesantezza? La si accetta o no?  Ognuno di noi avrà pensieri diversi a riguardo, quel che è certo è che la società attuale vede sempre più gli anziani come un peso, e questo è, purtroppo, un dato di fatto. Nell’ultimo decennio il numero di badanti e case di riposo è salito a dismisura, i figli non hanno più tempo (o voglia?) per mantenere chi ha dato origine alla loro esistenza,  li ha cresciuti e mantenuti con sacrifici; ci si dimentica spesso di tutto quello che ci hanno dato. Il “vecchietto” si ritrova quindi sballottato di qua e di là, si vede svanire quel minimo di indipendenza conquistata e la tanto meritata pensione.</p>
<p>Ora voglio analizzare un aspetto, che può sembrare banale ma su cui sono sicuro che  molti di voi non ci pensano abbastanza: gli anziani attuali sono stati anch’essi bambini, ragazzi, uomini, donne, mamme, papà, ma il tempo da dedicare ai loro genitori, ai loro “vecchi”, lo avevano.<br />
 Il padre di mio nonno, per esempio, è stato considerato con rispetto e onore sino alla morte da mio nonno e da mia nonna, che per anni l’hanno ospitato in una casa modestissima. So cosa state pensando, ma non è come credete voi;  figli ne avevano, ben 5, e vivevano tutti assieme, in un’epoca non lontanissima, ma comunque completamente diversa da quella di adesso,  dove la “parola d’ordine”  è: “casa di risposo”, definizione tra le più beffarde di sempre.  Dov’è il riposo?<br />
Il riposo non è stare in una casa lontano da tutti, in condizioni di semi-detenzione, no. Un essere umano non merita una fine del genere, dopo una vita di sacrifici, di rinunce, per i figli e non solo. E’ questo forse il “riposo” che merita una persona? Ci nascondiamo dietro l’ipocrisia del “fare del bene” e appena si può, si piazza il “vecchietto” in quell’edificio fuori città mai considerato, con le finestre colorate e un logo al neon con su scritto “Casa Azzurra”, “Casa della Serenità” o “Casa del Riposo”, o altri nomi tristissimi,  a seconda delle città o paese considerato. Certo, questi luoghi sono sicuramente accoglienti e ampi, ma non è casa propria, non si hanno vicino le persone care;  è semplicemente un luogo in cui si pratica l’abbandono assistito, ne più ne meno, e  vi prego di non scandalizzarvi per queste mie parole.</p>
<p>E’ la società attuale che impone certi ritmi, quindi in un certo senso non mi sento di accusare figli o nipoti, non sono neanche loro la causa di tutto ciò, ormai non c’è più nulla da fare, sarà sempre peggio: i tempi dei nonni, libri di storia vivente da ascoltare per ore, è finito. Quanti ragazzi ancora, come il sottoscritto, potranno ascoltare testimoni di eventi del passato che a noi sembrano lontanissimi , come la seconda guerra mondiale o la guerra fredda, senza stufarsi nemmeno un po’? Anzi, ora che ci penso, non sono libri di storia, sono storie autentiche di vita, ricordate da persone che in quei periodi lavoravano,  vivevano. E’ una sensazione unica che ogni nipote dovrebbe provare e che ogni nonno vuole trasmettere, se solo ne avesse la possibilità. Questi “nonni” sono le radici di tutti noi, il mondo in cui siamo nati era abitato da loro da decenni, non sentite una sensazione di “piccolezza” nell’immaginare tutto ciò?<br />
“il vecchietto dove lo metto” cantava Domenico Modugno, ma ora più che mai tale frase risulta vera. Dove vogliamo sistemare le radici della nostra società? In una casa di riposo (forzato)? Non chiedo di cambiare le vostre idee dopo aver letto questo misero articolo, chiedo solo di riflettere. Pensiamoci, non lasciamoli da soli.<br />
Un giorno saremo anche noi, come loro.</p>
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