Da alcuni anni a questa parte si sente parlare della continua avanzata dello Stato Islamico negli Stati del Medio Oriente. All’ inizio il problema veniva trattato solo marginalmente dalla opinione pubblica, veniva considerata una “grana” che dovevano risolvere per loro conto la Turchia, la Siria e gli altri Paesi orientali. Soltanto quando l’ Isis ha cominciato a filmare e a rendere pubbliche le esecuzioni e le barbarie commesse nei confronti dei prigionieri cristiani abbiamo iniziato a capire la sua pericolosità, che si basa in gran parte sul grande impatto emotivo che riescono a generare sulle persone: un uomo bruciato vivo in una gabbia o sgozzato addirittura da un bambino sono immagini che non si possono dimenticare facilmente, soprattutto perché non si tratta di finzione come nei film, ma di realtà nuda e cruda. Grazie a questa macchina del terrore il Califfato ha saputo creare uno stato di paura generalizzato nelle persone, il quale è culminato con gli attentati terroristici di Parigi, del Mali e del resort in Tunisia. Come succede sempre in questi casi, sono subito cominciati i “classici processi alle streghe”, con consueto rimpallo di responsabilità tra i vari Stati, proclami altisonanti (che molto probabilmente purtroppo rimarranno tali) e misure di sicurezza alle stelle (perché curare è meglio che prevenire, no?). Viene da farsi una domanda: da chi viene finanziato, in termini umani ed economici, questo nuovo Stato che basa la propria legge sul Corano e sull’ estremismo islamico più fondamentalista? Le supposizioni possono essere molte e non si può essere totalmente sicuri nel dare una risposta. Si dice che numerosi sultani dell’ Arabia Saudita, formalmente alleati con l’ America, abbiano finanziato le guerre portate avanti dall’ Isis e anche l’ America, da tutti considerata protettrice della libertà delle Nazioni, è in parte “invischiata” in relazioni con i capi del Califfato, gli stessi ai quali negli anni Ottanta aveva offerto uomini e armi per combattere in Afghanistan contro la Russia, suo secolare nemico. Numerosi sono anche gli aiuti dati dall’ America agli estremisti per rovesciare il governo siriano di Assad, i quali estremisti sono membri delle principali organizzazioni criminali islamiche come Al Quaeda. Le critiche sono state rivolte agli Stati Uniti non da altri Paesi, bensì da un senatore Americano, Rand Paul, il quale afferma che in politica estera l’ America ha sempre sbagliato tutto, tirando in ballo diversi repubblicani rei di aver armato personaggi realmente pericolosi. Molto spesso le donazioni vengono anche da privati cittadini e il dato più allarmante è che questi a volte sono occidentali convertiti all’ Islam e passati nelle file “nemiche”: un esempio lampante è quello di Jihadi Jhon, il boia dell’ Isis, autore di moltissime ed efferate esecuzioni, originario del Regno Unito, secondo alcune informazioni ucciso da un drone poche settimane fa. Hanno generato molto scalpore le affermazioni fatte dal vice-presidente Americano Joe Biden, il quale accusava i propri alleati medio-orientali di non fare abbastanza per combattere il Califfato e addirittura di rifornire volontariamente il nuovo Stato con finanziamenti. Nonostante le scuse di circostanza da parte di Obama, è chiaro che parte dei finanziamenti all’ Isis provengano dai Paesi arabi direttamente controllati dagli Stati Uniti. Ci sono prove che confermano che questi ultimi vorrebbero spodestare il regime di Assad in Siria per creare uno Stato che unisca i jihadisti sunniti iracheni e siriani in un unico Stato. E’ inutile quindi negare che l’ Isis è purtroppo una “nostra” creazione, un mostro di Frankenstein creato per motivi geo-politici e che ora sta creando gravi problemi.

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