“Ogni studente suona il suo strumento, non c’è niente da fare. La cosa difficile è conoscere bene i nostri musicisti e trovare l’armonia. Una buona classe non è un reggimento che marcia al passo, è un’orchestra che prova la stessa sinfonia.” (Daniel Pennac-Diario di scuola)
Insegnare è un compito difficile perché implica non solo la conoscenza della materia, ma anche la capacità di relazionarsi e di riuscire a interessare studenti assai diversi e diverse fra loro. Come scrive Pennac nella sua efficace similitudine, gli insegnanti si devono confrontare ogni giorno con caratteri, idee, passioni ma anche tradizioni, culture, religioni differenti. Ci sono i professori che non lasciano un segno e quelli che si fanno ricordare per sempre.
Molti personaggi illustri si sono espressi a favore di un metodo d’insegnamento coinvolgente da Giovanni Pascoli a Giuseppe Lombardo Radice (1879-1961) che, nelle “Lezioni di didattica e ricordi di esperienza magistrale” (1913), sottolineava la necessità del rinnovamento della coscienza culturale, della preparazione pedagogica degli insegnanti e il dovere di costruire la “scuola serena: il maestro che opprime con la sua lezione, che parla alla stessa maniera tanto se ha mezza dozzina di bambini, quanto se ne ha quaranta, e che non ammette domande, e che fa fare il tema che vent’anni prima fu fatto fare a lui, e che ha il programma ministeriale per suo decalogo, questo è il maestro che rende la scuola detestabile.” E gli esempi potrebbero continuare all’infinito, sino al celebre film “L’attimo fuggente” che narra come un professore possa cambiare il modo di pensare e la vita stessa dei suoi studenti. E sono molte le testimonianze che ricordano legami tra studenti e insegnanti destinati a durare nel tempo e al di fuori delle mura scolastiche.
Il 23 novembre 2012 ho assistito, presso l’Università degli Studi di Torino, alla cerimonia per il conferimento della “Laurea honoris causa” in “Evoluzione del comportamento animale e dell’uomo” alla dottoressa Alison Jolly. La scienziata, celebre per i suoi studi sui lemuri, ha tenuto una “Lectio Doctoralis” dal titolo “Can lemurs save Madagascar?” sulla sua esperienza in Madagascar e le sue ricerche. La modalità che scelse per trasmettere il suo messaggio fu di grande efficacia: fu spiritosa e allo stesso tempo interessante e profonda, illustrò il suo discorso con video e registrazioni sul campo sino a far sentire i “canti” del lemuri in un susseguirsi davvero divertente e inaspettato. Alla fine della cerimonia ho avuto anche la straordinaria possibilità di incontrarla e conoscerla personalmente. Questo mi ha coinvolto così tanto da condizionare le mie scelte future. Infatti, sono sempre più convinta di voler seguire un corso di studi basato sulle scienze naturali, in particolare sull’etologia e il comportamento degli animali. Posso quindi considerare Alison Jolly l’insegnante che è riuscita a farmi scoprire un mondo prima sconosciuto e a far nascere in me una passione, anche se non è stata una mia professoressa in ambito scolastico.

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