Negli anni ’80 si pensava che nel XXI secolo si sarebbero viste macchine volanti e automazioni di ogni tipo, in tutto simili a quelle presenti nei film ambientati nello spazio.
In realtà ora che siamo nel terzo millennio possiamo dire che ci si era sbagliati; siamo ancora schiavi delle fonti non rinnovabili e il nostro pianeta si sta lentamente inabissando verso il baratro.
Qualche passo avanti però è stato fatto e per fortuna in alcuni campi, come ad esempio nella robotica, il rinnovamento è incredibile. L’Università degli studi di Pisa ha sviluppato una serie di robot che potrebbero rivoluzionare la vita quotidiana dell’uomo: Doro, Coro e Oro, automi dotati di intelligenza, controllati da un tablet sono in grado di assistere e migliorare la vita delle persone anziane.
Le attività in cui potrebbero trovare applicazione vanno dalla pulizia domestica alle piccole faccende di casa, dalla compagnia fino ad arrivare alla sorveglianza ed all’assistenza degli anziani in età avanzata e non completamente autosufficienti. La vita media dell’uomo si sta alzando e aumentano quindi le persone sole che magari non riescono a provvedere autonomamente a tutto, se non a stento. Per queste ragioni trovo fantastico che si possa introdurre all’interno delle abitazioni private un aiuto androide. Potrebbe essere un aiuto fisico ma anche mentale – fondamentale per ricordarsi per esempio di prendere le medicine – e potrebbe essere un’ottima compagnia.
Nell’ambito dell’assistenza alle persone non autosufficienti la situazione diventa un po’ più delicata perché subentra anche l’etica e la responsabilità. Nel panorama italiano potrebbe essere un incentivo per combattere il lavoro in nero, che nel caso delle badanti supera il 50%, anche se rischierebbe di togliere fin troppi posti di lavoro (con contratti regolari) a persone che vorrebbero intraprendere questa strada.
Nell’accudire una persona non autosufficiente o costretta a letto per gran parte della giornata non penso che tale robot possa essere utile: il suo braccio può alzare solamente 5 kg, capacità che non basta per sollevare una persona o anche solo per metterla seduta nel letto. Per non parlare di quanto si debba fare per aiutare l’anziano a sedersi sulla carrozzella, a lavarsi o a vestirsi.
Io personalmente non affiancherei un mio parente all’assistenza sanitaria di un robot, perché non lo ritengo all’altezza nelle problematiche descritte. Ma c’è ancora un altro aspetto per cui non affiderei un mio parente anziano ad un robot: l’affetto. Queste macchine, per quanto possano essere intelligenti, non sono in grado di offrire nessuna forma di affetto. Per gli anziani, spesso rimasti soli, invece questo è l’elemento fondamentale: le persone arrivate a una certa età tendono a ritornare un po’ bambini e hanno quindi bisogno di molte più attenzioni e di molto più affetto. Un robot non è in grado di soddisfare questo bisogno.
La tecnologia è sicuramente un aiuto fondamentale per migliorare la qualità della vita, ma credo che non bisogni affidarvisi ciecamente perché essa non può sostituire gli esseri umani, i loro valori e i loro sentimenti.

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1 Comment
  1. martinamaida 3 anni ago

    hai scritto un bell’articolo, scorrevole e senza errori grammaticali e/o lessicali, complimenti.
    senza ombra di dubbio la tecnologia rappresenta un aiuto fondamentale, ma non dobbiamo affidarci ad essa ciecamente perch

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