Ci sono cantanti che si pongono come rivoluzionari, basti pensare ad alcuni rapper che hanno un grande seguito tra i giovani, per esempio Eminem. Ma siamo certi che lo siano veramente?
“Got pissed off and ripped/ Pamela Lee’s tits off/ And smacked her so hard/ I knocked her clothes/ backwards like Kris Kross” ritma Eminem in “My name is”, una delle sue canzoni più note. Possiamo definire rivoluzionaria quella che sembra quasi un’incitazione allo stupro?
Allora è forse rivoluzionario chi riesce a coinvolgere la gente sui temi della felicità, della speranza e dell’amore che sono le vere idee rivoluzionarie del mondo di oggi. Non a caso, Luis Sepùlveda ha scritto un intero libro, “Un’idea di felicità”, per spiegare quanto sia rivoluzionaria la felicità. Sono parole che le persone hanno quasi paura di pronunciare, mentre invece contengono la sostanza a cui è affidata la possibilità di un cambiamento. Da 27 anni Jovanotti, attraversando più generazioni, conferma di anno in anno il suo successo continuando ad insistere proprio su questi temi.
“É una libidine/ una rivoluzione/ quando ci si può parlare con una canzone”. “Ciao mamma” è una delle canzoni che meglio rappresenta quel “ragazzo fortunato” che dal 1988, a partire dal suo primo album “Jovanotti for President”- con il singolo “Gimme five”, che ha subito raggiunto la 4 posizione in Italia alla fine dello stesso anno – ha fatto cantare, ballare e sognare milioni di persone. In fondo lui l’ha sempre detto: “mi viene molto più facile cantarti una canzone.” Trasmettendo le sue emozioni è riuscito a far nascere una “tribù che balla”, un “turbinio di gente colorata che si affolla intorno a un ritmo elementare” che ancora oggi balla al suo ritmo, allegro, coinvolgente, movimentato (ne sono testimonianza gli stadi pieni del suo ultimo tour). E in effetti è proprio come spiega lui: “I’m Jovanotti/ Gonna make you rock.”
Jovanotti racconta il mondo dal suo punto di vista, compresi i suoi sentimenti contrastanti “the world is a mess, il mondo è un casino, I hate it I love it, lo odio lo amo”, ma dopo tutto è lui a dire che “potremmo venderlo agli alieni/ un miliardo al metro quadro/ trasferirci poi su Marte/ e ricominciar da capo/ nelle notti di settembre/ guarderemo fin quaggiù/ con un po’ di nostalgia/ per quel bel pianeta blu.” La soluzione, quindi, non è abbandonarlo. Ed ecco tornare il tema della speranza e della fiducia.
In un’intervista a “Sorrisi e canzoni tv”del 27/2/2015, il cantante afferma: “Non so cos’è l’amore, ma è il colore più importante delle canzoni e l’elemento portante della mia vita». Lo spiega ulteriormente in “Tutto l’amore che ho” quando canta “Senza amore sarei solo un ciarlatano”. E in effetti senza amore saremmo tutti solo dei ciarlatani.

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