Da sempre nella società umana esistono grandi differenze tra coloro che la compongono; infatti c’ è chi è ricco e di conseguenza ricopre ruoli di spicco e chi invece è povero, soffre la fame ed è costretto a sottostare al potere degli altri. Ognuno naturalmente cerca di migliorare la propria situazione e di consolidare i propri privilegi. Soprattutto certi ricchi molto abili, mediante mezzi più o meno legali, riescono ad incamerare nel proprio patrimonio grandissime ricchezze e a diventare in questo modo tra le persone più potenti e influenti del mondo, spesso però a discapito di una parte della popolazione mondiale che vive nella disoccupazione e nella povertà. I dati forniti dall’ Oxfam, organizzazione che lotta per sradicare la povertà nel mondo, devono far riflettere: i sessantadue uomini più ricchi detengono una ricchezza totale pari a quella di mezzo mondo, cioè della parte più povera. Stupisce inoltre il fatto che con la crisi mondiale questi super ricchi abbiano accresciuto la propria ricchezza del 44%, mentre i poveri si siano impoveriti addirittura del 41%, segno inequivocabile che il divario tra ricchi e poveri è destinato a crescere sempre di più e sembra che diventi quasi incolmabile. Nessuno vuol togliere merito a questi uomini ricchissimi, spesso persone venute dal nulla, che hanno anche provato la povertà, che poi però hanno saputo farsi strada nel mondo degli affari grazie alle loro indiscutibili capacità. Non è comprensibile però che una persona abbia un conto in banca superiore a quello di centinaia di migliaia di persone messe insieme e non cerchi perlomeno di dare un aiuto a queste persone, visto che i mezzi economici non mancano di certo. Una delle principali cause di questa situazione sono i cosiddetti “paradisi fiscali”, cioè Stati con un regime finanziario agevolato che permettono di stanziare grosse somme di denaro da un altro Paese senza incorrere in tasse e nel totale anonimato. Un esempio classico di paradiso fiscale sono le isole Cayman e la Svizzera, anche se recentemente quest’ ultima ha emanato provvedimenti per abolire questa pratica. Pur essendo concesso dalle leggi e quindi legale, questo artificio finanziario ha sollevato polemiche soprattutto dal punto di vista morale poiché sostanzialmente permette di depositare somme di denaro che negli altri Paesi sarebbero sottoposti a pesanti tassazioni. Molti propongono di abolire i paradisi fiscali per far rientrare tutti i capitali nei Paesi originari e quindi poter quindi imporre le tasse su di essi; con quei soldi si andrebbero a migliorare i servizi pubblici per i cittadini e per i poveri. Secondo me questa idea per certi versi è apprezzabile perché permetterebbe di dare un aiuto a chi ne ha bisogno, però gli ostacoli e i dubbi sono diversi e legittimi: bisognerebbe convincere i ricchi a “rinunciare” a una parte (seppur minima) dei loro patrimoni, senza però sapere con certezza se poi quei soldi verrebbero spesi per fini utili alla comunità o finirebbero nelle tasche di qualche politico come spesso succede. Credo quindi che sia molto difficile risolvere il problema della povertà abolendo i paradisi fiscali.

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1 Comment
  1. Author
    riccgh 4 anni ago

    aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaawwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaawwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwww

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