Se avessero concepito un film su questo tema trent’anni fa, sarebbe stato di genere fantascientifico: cavi elettrici e pezzi di metallo assemblati da uomini per sostituire uomini, con automi magari simili nell’aspetto, ma privi di cuore e cervello, in un processo di creazione che assomiglia molto ad un processo di autodistruzione. La logica di tutto ciò non è una delle più sensate, perché da un punto di vista umano si può benissimo pensare che si stia distruggendo la specie, ma da un altro si può pensare che la tecnologia si stia sviluppando veloce come un fulmine a tal punto da aiutarci in tutto per tutto. Per fermare un robot basta scollegare un cavo, per fermare un uomo bisogna ucciderlo: come si possono paragonare i due mondi? I robot possono aiutare molto, ma possono anche rovinare molto. Basta prendere come esempio vari lavori, per i quali ormai gli operai sono stati quasi totalmente sostituiti dalla macchine. Se si vuole però assumere la difesa di questi robot, bisogna ammettere che possono evitare lavori pesanti e difficili per gli uomini, andando anche incontro a situazioni pericolose per i comuni mortali. Tutti i lavori più faticosi sarebbero quindi sostituiti dai robot e fin qui tutto bene; anche quelli più semplici e meccanici andranno affidati a un macchinario che non si stancherà mai, in grado di gestire più azioni in meno tempo e soprattutto quanto a lungo si vuole, senza mai una pausa. Si allungherà insomma l’elenco dei lavori in via di estinzione, che già comprende ad esempio quello del postino, dato che tutto ormai viaggia via internet. Anche i lavori nel settore dell’artigianato sono in crisi, sostituiti dalla produzione meccanizzata di oggetti fatti in serie e copie di copie, prive di ogni difetto. Ma se per caso è il robot a rompersi, o qualcosa non va per il verso giusto? Lo spirito di iniziativa e di resilienza tipicamente umani resteranno insostituibili, dove un cervello e un cuore sono proprio quello di cui si ha bisogno.

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