In Italia si stanno combattendo moltissime lotte, rese necessarie soprattutto dalla mentalità diffusa nella nostra società. Una di queste è quella contro gli sprechi alimentari. Le cifre esorbitanti delle tonnellate di cibo che non consumiamo e buttiamo dovrebbero farci riflettere. Tutto ciò che avanziamo nei ristoranti ma in particolare ciò che compriamo e poi buttiamo a casa nostra, spesso perché non si controlla bene la data di scadenza o perché si dimentica di averlo comprato, ci dovrebbe far comprendere che quello che ci manca è la consapevolezza. Non ci rendiamo conto di quanti siano i soldi che sprechiamo ogni giorno.

In una famiglia in cui lavorano entrambi i genitori, il tempo per svolgere i “compiti” per la famiglia non è poi molto, per cui alcuni di questi “compiti”, come ad esempio la spesa, devono essere effettuati settimanalmente o addirittura ogni due settimane. Ovviamente, non essendo una mansione quotidiana, si tende a riempire il carrello grossolanamente, facendo attenzione alle offerte e un po’ meno alle date di scadenza dei prodotti (è noto come le offerte sugli alimentari riguardino spesso prodotti con una scadenza più ravvicinata). Il risultato di questa abitudine è che i cibi che acquistiamo scadono prima di quando riusciamo a consumarli, con un conseguente spreco di soldi da parte della famiglia e spreco di prodotti che avrebbero potuto soddisfare qualcun altro!

In alcuni ristoranti è stata adottata la family bag, ovvero un busta in cui a fine pasto vengono messi gli avanzi che possono essere portati a casa. Un’ottima soluzione, che dovrebbe essere presente in ogni ristorante d’Italia ma anche del mondo.

Più che gli incentivi fiscali per promuovere chi dona il cibo in più, ritengo che dobbiamo imparare a gestire meglio le questioni basilari più comuni come fare la spesa ed educare i giovani (che rappresentano il futuro in grado di cambiare le cose) ad apprezzare e accettare quanto loro proposto durante i pasti principali senza avanzare – come spesso accade – richieste particolari e personalizzate.

Personalmente penso che una materia scolastica curricolare su questi argomenti non sarebbe presa da noi italiani con la dovuta serietà, ma l’inserimento magari di qualche corso extra-scolastico potrebbe essere un bel passo avanti per sensibilizzare le persone che veramente ci credono. Occorre quindi che tutti noi stiamo più attenti a quello che compriamo e non consumiamo.

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