Una riforma strana sta facendo discutere mezza Europa: la lettura di qualche ultimo tweet o sms ha esasperato a tal punto il ministro inglese dell’istruzione da indurlo a bandire dalla scrittura l’uso dei punti esclamativi nelle scuole elementari, lasciando la possibilità del loro utilizzo solo nelle frasi che inizino per what o how. Come si fa a censurare un segno di punteggiatura a bambini che devono imparare a scrivere correttamente? Gli stessi docenti inglesi non condividono la scelta: i vari commenti perplessi, però, non hanno avuto alcun effetto sulla posizione ferma del ministro, che si dice esausto dell’uso eccessivo di questi punti esclamativi, salvo poi peccare lui per primo di coerenza, visto quanto li utilizza nei suoi post su Twitter!
Non si possono tagliare le ali a qualcosa che sta nascendo: il mondo evolve e, a quanto pare, anche la scrittura. Il tempo a disposizione è sempre meno, ma non si rinuncia mai ad una sbirciatina su WhatsApp o su qualche social dove, nove volte su dieci, si lascia anche il proprio commento: sintetico ma efficace. Queste piattaforme non sono nate con lo scopo di comunicare esercitando la propria scrittura, bensì per scambiare messaggi il più velocemente possibile, con modalità dirette, utilizzando anche molte faccine e punti esclamativi. D’altro canto, le regole grammaticali che si apprendono a scuola spiegano il funzionamento corretto della lingua e non vanno certo eliminate: se non si impara, si sbaglia molto più facilmente. Lo stile di scrittura dei social è completamente diverso da uno stile scolastico, ma non per questo uno esclude l’altro. Così come la scrittura dei classici sembra distante anni luce da noi, così sarà fra cinquant’anni quando studieranno la nostra scrittura: senza censure a priori, bisogna capire bene il registro da usare, in base ai contesti in cui si è. Un sonetto risulta fuori luogo nei social, come un messaggio con abbreviazioni, corto mezza riga, risulta inappropriato a scuola.

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