Non e’ semplice rinunciare a tutto da un giorno all’altro. Eppure sono sempre di più i libri, i film, le serie tv che trattano questa materia: il viaggio. Viaggio verso l’ignoto, verso l’avventura o verso un nuovo inizio. Basti pensare all’eroe acheo Ulisse, che nel lungo tragitto di ritorno verso la sua patria, saziò la sete di conoscenza venendo a contatto con un mondo nuovo e misterioso.
La curiosità è parte dell’uomo stesso ed è il motore principale che spinge l’individuo ad azioni che probabilmente non compirebbe nella propria noiosa quotidianità. Ed allora, alla luce di tutto ciò, partire e cambiare vita improvvisamente può non apparire un azzardo agli occhi di un nostro vicino, amico o fratello. Anzi, quest’idea potrebbe addirittura sembrare un atto eroico, volto a offrire un futuro migliore a noi stessi e alla generazione che seguirà. Allo stesso tempo un’altra domanda sorge spontanea: e se la partenza fosse motivo di resa, di vigliaccheria? In realtà ritengo che a cambiare vita non ci voglia niente, mentre l’ostacolo più grande è ricostruirla. Sono convinto che la maggior parte della gente che compie questa scelta estrema sappia a cosa va in contro. Queste domande, come ho detto, sorgono spontanee. Una persona quindi tende a ragionare profondamente sulla questione prima di prendere decisioni.
Detto ciò, ritengo che la partenza lontano da casa, per ricominciare la propria vita, non sia una scelta né da vincitori né da perdenti. Le motivazioni possono essere molteplici. Probabilmente le principali sono un intenso bisogno di cambiare, un senso di malessere nella location in cui si risiede e tanta, tanta voglia di scoprire. Questi tre fattori sono collegati, sembrano quasi essere la stessa cosa. Può darsi, ma sicuramente non appartengono ad un uomo che alla fine potrà essere considerato un vigliacco.

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1 Comment
  1. achelonte 2 anni ago

    Buon articolo, condivido il tuo punto di vista, anche se talvolta non

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