Da anni si discute del reinserimento all’interno del programma scolastico dell’educazione civica come normale materia, con tanto di voto in pagella.  Si apre però così una delle piaghe più doloranti in tutto il sistema italiano. Attualmente, senza l’ausilio di uno studio almeno della Costituzione, con quale faccia un alunno tra poco sosterrà l’esame di Stato ed andrà a votare per il Parlamento?

Ovviamente non si può avere tutto e subito: sicuramente lo sbaglio è stato fatto anni fa quando, progressivamente, andava diminuendo il monte ore riservato alla materia e l’interesse dello Stato a preservarla, ma ora bisogna al contrario reagire e riportarla, con le dovute tempistiche, allo stesso livello delle altre materie.

Difatti, nel caso degli immigrati e dei figli di immigrati che acquistano il diritto di cittadinanza essendo nati in Italia, chi spiegherà loro la storia e le leggi di un paese teatro dell’antichità, la culla della letteratura?

In Parlamento purtroppo, non è stato ancora approvato un emendamento che riguardi l’osservazione e il rispetto nella parità dei sessi. Siamo ancora un paese così radicalizzato che crede nella superiorità maschile? C’è un dibattito continuo su questo tema, ed in Italia ancora non siamo riusciti a venirne a capo. Perché si fatica ad ammettere ciò che è giusto di diritto? Evidentemente al governo ci sono figure a cui è scomodo ammettere tale parità, oppure gran parte della popolazione non se la sente di fare questo step considerato da molti inutile, ma umanamente giovevole alla società italiana.

A riconferma della disparità di diritti, moltissimi dati sono stati raccolti dall’ Onu e poi commentati: non c’è un singolo settore dove le donne abbiano lo stesso stipendio salariale degli uomini. Evidentemente serve un cambiamento drastico ai vertici dello Stato, dove solo una figura di spicco può portare alla ragione un popolo sempre più influenzato da stereotipi e fandonie.

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