La donna? «Ama essere presa con violenza». «È nell’ordine della natura che le mogli servano i loro mariti». «La donna è fatta per piacere ed essere soggiogata». «La donna è un maschio menomato, un sacco vuoto, un individuo castrato». Quattro frasi che sembrano pronunciate in un becero discorso da bar o scritte in uno dei tanti post che tutti i giorni si possono leggere sui social network. Parole forti, dure, piene di disprezzo, sentite e risentite e che fanno parte della nostra quotidianità.

Ad affermare che la donna ama essere presa con la forza è Ovidio, il poeta latino. La seconda frase è di uno dei padri della Chiesa, Sant’Agostino. La terza di un altro grande pensatore europeo, Jean-Jacques Rousseau. L’ultima è invece del padre della psicanalisi, Sigmund Freud. La connotazione della donna come essere stupido, diabolico, inferiore.

Connotazione che plasma la mentalità di tanti uomini che finiscono per assorbire i precetti di un pregiudizio vecchio come il mondo. E che sfocia nella violenza e nel sangue: basti pensare che nel solo 2018 quasi 7 milioni di donne italiane hanno denunciato di aver subito violenza fisica e/o sessuale, 114 sono state vittime di femminicidio, una ogni tre giorni.

Un problema profondo che coinvolge e sconvolge una società, quella italiana ed europea, che piange e s’indigna ogni volta che salta fuori un nuovo fatto di cronaca, ma che poco si interessa alla prevenzione di questa ferita che ogni anno rischia di farsi più profonda.

 Nonostante ciò le scuole non trattano di tutto quello che succede; ci sono stati 25 anni di proposte ma mai una legge che implichi lo studio di educazione affettiva o sulla parità dei sessi.  La scuola dovrebbe occuparsene di più. Parlare di amore e relazioni.

Già in quarta e quinta elementare circolano, soprattutto tra i maschi, sui telefonini, le prime immagini pornografiche. Alle medie, il sesso tra compagni diventa strumento di inclusione, salvo poi tornare indietro come un boomerang impazzito, colpendo le ragazzine (e i ragazzi) in forme che hanno nomi come sexting, o cyberbullismo e ripercussioni magari non immediatamente percepibili, ma che si fanno, poi, laceranti.

Manca sicuramente il supporto a questi ragazzi, sia a scuola sia a casa, anche se risulta difficile e imbarazzante parlarne con i genitori e con gli insegnanti, bisogna rimediare a questa situazione.

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