GPT3 (Generative Pre-trained Transformer 3): si tratta di un’intelligenza artificiale – più precisamente di un chatbot -, capace di espletare diversi compiti che sono tradizionalmente appannaggio dell’essere umano, dalla correzione di frasi in lingua straniera alla stesura di riassunti, saggi e altri testi. La forte novità rappresentata da questo strumento, unitamente al suo potenziale uso improprio, sembrano però suggerire che forse il mondo non è ancora del tutto pronto ad abbracciare questi scrittori artificiali.

Anzitutto, è necessario comprendere come funziona questa tecnologia innovativa nello specifico; quest’ultima si configura come strumento di machine learningo apprendimento automatico -, basato su dati e modelli probabilistici, che permettono di emulare l’approccio umano nello svolgimento di diverse mansioni. In quest’ottica, il software GPT3 diviene un vero e proprio tuttologo, lasciando tuttavia aperto un margine di errore.
È precisamente nelle cangianti capacità possedute da questo strumento di intelligenza artificiale che risiede l’interesse di molti studenti, i quali sembrano però farne un uso improprio e controproduttivo. Essi apprezzano particolarmente questa tecnologia, dal momento che quest’ultima può svolgere i loro compiti in maniera facile e veloce. In questo modo, la valenza formativa attribuita al lavoro svolto con le proprie abilità viene meno, sbiadendo nell’aggrapparsi all’aiuto di una macchina. L’apprendimento ne risulta dunque profondamente compromesso, motivo per cui il Dipartimento dell’Istruzione di New York ha proibito l’uso di questa piattaforma.
Al fine di sanare questa frattura pericolosa, le società stesse che producono questi algoritmi si stanno quindi impegnando a creare supporti capaci di comprendere se un determinato prodotto è risultato di un lavoro umano oppure artificiale.

In definitiva, di fronte alla tecnologia che continua a evolversi, è necessario imparare a porre attenzione alla portata delle novità a cui essa dà vita, abbracciando il progresso in maniera adeguata, e ricordando – al contempo – l’importanza dell’apporto umano. Ciò si può tradurre nella preferenza a mettere su carta – anche digitale – ciò che si vuole esprimere autenticamente, dando voce e forma personali a un privilegio decisamente umano: la creatività.

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