Buongiorno ragazzi!

Eccoci puntuali con i nuovi temi del lunedì.

 

Orsola Riva, per Corriere della Sera, oggi vi parla del rapporto Ocse-Pisa, uno studio che viene condotto ogni 3 anni che riguarda le competenze dei ragazzi di tutto il mondo in tre discipline: matematica, scienze e reading (nel nostro caso: italiano).

 

Ogni volta che esce questo rapporto, l’Italia ne esce un po’ con le ossa rotte rispetto alle altre nazioni.

Questa volta il test era incentrato sulle domande di scienze, e l’Italia si è piazzata in fondo alla classifica, distaccata di ben 50 punti da Singapore, che si è guadagnata il primo posto. Ma non solo, siamo anche indietro di 30/40 punti rispetto ai nostri vicini di casa europei.

 

Abbiamo pessimi risultati anche in italiano, sotto alla media Ocse, mentre, a sorpresa, tendiamo a un sensibile miglioramento in matematica: pensavamo di essere più portati per l’italiano  e meno per la matematica, ma c’è stata un’inversione di tendenza.

Un altro dato importante è che, secondo il rapporto Ocse, da noi il divario di preparazione tra femmine e maschi è molto pronunciato: le ragazze risultano molto indietro in matematica e scienze rispetto ai colleghi dell’altro sesso .

 

Orsola Riva dunque vi chiede: come mai siamo riusciti a recuperare terreno in matematica ma siamo retrocessi in italiano? E per quanto riguarda il rapporto ragazzi/ragazze, sulle materie scientifiche in particolare, secondo voi quanto pesano ancora i condizionamenti culturali sulle scelte del percorso di studio?

 

 

Luca Tremolada per Il Sole 24 Ore vi parla del vostro futuro: le start-up!

 

Dal 2012 lo stato cerca di incentivare la nascita di queste aziende innovative, ma cosa si intende per “innovative”? Si intende aziende che utilizzano la tecnologia, che investono in ricerca e sviluppo, o che hanno al loro interno laureati e ricercatori: le start-up sono aziende che in qualche modo cercano di inventare qualcosa che prima non c’era.

 

In Italia si contano circa 6 mila start-up iscritte nel registro delle imprese, sono ancora poche rispetto ad altri paesi, ma molte hanno ottenuto un buon successo.

 

Se vi piace l’idea, cercate di “studiare” questo mondo, guardando anche cosa succede negli altri paesi, inseguite la vostra vocazione e poi magari perché no, provateci.

Tremolada vi sfida: e guardate al futuro, lanciate una start-up, provateci!

 

 

Gianluigi Schiavon, per Quotidiano Nazionale, vi parla dell’importanza delle parole, partendo da Palombella Rossa, un film di Nanni Moretti di 27 anni fa.

 

Questo film ha una certa importanza dal punto di vista sociale perché  parla, appunto, dell’importanza delle parole e del loro peso. Un articolo di QN titola: “Uno schiaffo per salvare l’italiano, la lezione del professor Moretti” , partendo proprio da una scena famosa del film in cui il protagonista schiaffeggia la giornalista che lo sta intervistando, a causa delle parole “brutte” utilizzate da lei.

 

E noi, che parole utilizziamo tutti i giorni? “shock”, “bullizzare”, “selfie”, e tante altre. Moretti leggendole direbbe: “Ma come parli?”

 

Schiavon oggi vi invita a fare un esperimento, aprite un vocabolario, accendete la tv o ascoltate un amico: le parole sono importanti, quali buttereste via e quali salvereste? 

2 Commenti
lombardi06
TUTTA QUESTIONE DI CONTESTO Parlare correttamente, per una fetta non piccola della nostra popolazione, non è un dato scontato: si sbaglia la pronuncia; si è imprecisi o generici dal punto di vista lessicale, perché si utilizzano certi termini in contesti non adeguati; si contravvengono le regole grammaticali ogni volta che, come in questi ultimi anni, con l'arrivo della tecnologia, si sono inventati neologismi alquanto bizzarri. Qui la fa da padrone soprattutto il gergo adolescenziale, ma l'uso talvolta oltrepassa i limiti d'età. Il problema fondamentale di queste nuove 'parole' è, difatti, l'impiego in contesti non opportuni, che creano sì situazioni divertenti, ma fino ad un certo punto, perché poi potrebbero anche risultare pesanti e spiacevoli. Le parole più frequenti sono per ira innocue, come 'selfie', termine utilizzato per indicare una foto scattata a se stessi, oppure "whatsappare" che  indica invece l'azione di scriversi su Whatsapp, applicazione utilizzata a livello mondiale per inviare messaggi e chiamare in modo completamente gratuito. L'impiego di queste e altre nuove parole non dovrebbe essere completamente rimosso, ma bisognerebbe controllarsi e non utilizzarle in un contesto formale, anche se farlo può risultare più agevole e comodo
ilbiondo
Scrivi un Parlare è un dono che abbiamo da millenni e la parola è un arte in continuo sviluppo non si fermerà mai il suo lento progresso,fin dai tempi più antichi gli uomini si capivano con versi e urla e andando sempre più avanti i versi sono diventati armonici e chiari fino ad arrivare ai nostri tempi dove le parole hanno un PESO fondamentale per la nostra esistenza,provate a pensare i discorsi di pace detti da Mahatma Gandhi,URBI ET ORBI del papa che spinge milioni di persone a sentirlo a Piazza San Pietro,Lenin che ha creato una rivoluzione grazie alle sue parole basate su una eguaglianza sociale,..e molti altri.Non si possono buttare o tenere le parole perchè rappresentano la nostra società quindi la vera domanda è:cosa ti piace e non ti piace della nostra società?Non mi piace l'estremo consumismo in tutte le cose,la continua voglia di volere tutto,lo spreco eccessivo,il menefreghismo su tutto ciò che non ci colpisce,da tutti questi punti nascono quelle parole senza un senso o che di senso ne hanno ben poco e rappresentano molto tristemente la nostra finta realtà.Vi invito a pensare perchè queste parole sono nate.dalla nostra noia giornaliera o dalla nostra continua voglia di fare qualcosa di nuovo senza pensare che si potrebbero fare molte meno cose ma fatte molto meglio? commento