Possono lavorare 24 ore su 24, senza mai fermarsi, e dunque produrre assai più degli operai; successivamente all’investimento iniziale per l’acquisto, richiedono solo la manutenzione, senza altre spese aggiuntive, mentre l’operaio ha diritto ad ore di riposo e, se sta male, ai giorni di malattia, durante i quali quindi non può produrre nulla. Le macchine hanno da tempo sostituito il lavoro umano nelle fabbriche, ma l’ambito artigianale sembrava ancora resistere ai diversi macchinari ora in grado di produrre veramente di tutto in modalità impensabili, come nel caso della recente stampante tridimensionale, che trasforma la plastica e altri materiali in veri e propri oggetti e apre la strada a nuove manifatture che concretizzano per gli uomini la potenzialità di creare ciò che si desidera. Certe stampanti di nuovo genere producono pure il cibo e si prevedono innumerevoli applicazioni che potrebbero sostituire mansioni da sempre prerogativa umana. Non è per tutti un’azione positiva: da una parte si schierano gli industriali e coloro che fabbricano i macchinari, che sostengono che in questo modo si risparmia molto e si riesce a guadagnarci di più; dall’altra gli operai e gli artigiani, che dovrebbero lavorare per queste aziende. Ognuno tutela i propri interessi ed è corretto così, però bisogna considerare che in gioco ci sono due importanti considerazioni: lo sviluppo tecnologico e la dignità del lavoro.

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