L’inglese risulta ormai da anni uno dei “chiodi fissi” per noi alunni,
ma si tratta di una metodologia “sbagliata” di insegnamento o un
approccio sbagliato alla materia? Secondo me entrambe le cose.
Penso che un modo per affrontare questo tipo di problema sia ,ad esempio, abituare i bambini sin
da piccoli a guardare dei programmi indicati alla loro età in lingua
inglese e già dalle materne dare loro la possibilità di affrontare la
materia con un insegnante specifico. Questo potrebbe essere
sicuramente un punto di vantaggio, perché è risaputo che i bambini hanno una capacità di apprendimento molto più alta,dato che assimilano ed imparano tutto ciò con cui vengono a contatto. Un
altra soluzione potrebbe essere quella di organizzare, tramite la scuola, degli incontri con dei madrelingua,
in modo da poter migliorare la propria tecnica di approccio con la
materia.
A parere mio però, il modo migliore per poter imparare realmente
l’inglese è quello di affrontare viaggi nel paese nativo della lingua,
ad esempio delle vacanze studio all’interno di case-famiglia, nelle
quali si è totalmente obbligati a dover parlare per farsi capire.
Però ovviamente le lacune non risultano essere presenti solo ed
esclusivamente nel metodo, ma anche, come detto in precedenza,
nell’approccio. Gli alunni dovrebbero cercare di affrontare da subito la lingua cercando di pensare in
inglese, e non in italiano; questo perché sono due lingue derivanti da due ceppi linguistici
totalmente differenti.(Per l’italiano i latino e per l’inglese
l’anglo-sassone.)
La lingua inglese è estremamente importante per poter viaggiare e
lavorare al giorno d’oggi, poiché risulta, dopo il cinese mandarino,
la lingua più parlata al mondo, quindi penso che riceverne una buona
preparazione e impararne il giusto approccio sia di grande aiuto anche
per il nostro futuro

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