I temi della settimana

Referendum, fuori sede

Per la clip di oggi, Francesco Marinari affronta il tema del referendum e delle difficoltà degli studenti universitari fuori sede, spesso costretti a sostenere costi elevati per tornare a casa a votare. Una situazione che ha acceso polemiche e lasciato molti giovani perplessi.

Il tema si inserisce in una riflessione più ampia sul voto nell’era di internet e dei social: ha ancora senso votare esclusivamente in cabina, oppure in futuro sarà possibile farlo anche online? Negli ultimi anni è una proposta già emersa, ma che oggi torna con forza.

Si potrebbe pensare a soluzioni tecnologiche per agevolare il voto, ma resta da capire se siano davvero sicure, accessibili e concretamente realizzabili.

L’impatto del conflitto, la speculazione e le scelte dei governi

Per la clip di oggi, Nicola Saldutti spiega come il prezzo della benzina sia composto da due elementi principali: il costo industriale (legato anche al petrolio e alla speculazione di mercato) e le imposte.

Tra le possibili soluzioni si parla della riduzione delle tasse, ma una strategia forse più efficace nel lungo periodo è puntare sulla diversificazione delle fonti energetiche.

Non sarebbe più opportuno ampliare la diversificazione, affiancando al petrolio altre fonti di energia, per garantire una maggiore sicurezza energetica e ridurre i rischi legati al mercato?

AI

Con l’intelligenza artificiale la produzione di articoli scientifici non è solo aumentata in volume ma anche in concentrazione.C’è un numero che racconta bene questa disfunzione dell’AI applicata alla ricerca. Su 41 milioni di articoli scientifici analizzati in uno studio recente pubblicato su Nature emerge che gli scienziati che usano strumenti di intelligenza artificiale pubblicano tre volte di più, raccolgono cinque volte più citazioni e arrivano prima ai ruoli di leadership rispetto a chi lavora senza questi strumenti.Tradotto: l’IA è diventata il nuovo acceleratore della carriera accademica. Una specie di turbocompressore applicato al metodo scientifico. Più dati entrano, più risultati escono.Masotto questa crescita c’è un secondo fenomeno, meno rassicurante. Mentre la produzione scientifica aumenta, il campo di ciò che la scienza esplora si restringe.Uno studio dell’Università di Tsinghua fotografa bene il paradosso. L’adozione dell’intelligenza artificiale ha ridotto del 5% il numero di temi di ricerca affrontati. Ancora più significativo è un altro dato: il coinvolgimento tra ricercatori che lavorano su argomenti correlati è calato del 24%. In altre parole, la scienza corre più veloce ma su una pista sempre più stretta.Il motivo è quasi meccanico. L’intelligenza artificiale è un amplificatore. Funziona dove i dati sono abbondanti, puliti e standardizzati. È il regno dei grandi dataset, dei benchmark condivisi, dei problemi già ben mappati. In questi territori l’IA moltiplica la produttività.E qui entrano in gioco gli incentivi della carriera accademica. Se il sistema premia chi pubblica di più e chi ottiene più citazioni, i ricercatori finiscono naturalmente dove l’IA rende meglio: nel centro del sistema, dove i dati sono ricchi e la probabilità di produrre risultati è più alta.

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