Scienza e politica hanno in comune molto più di quanto possiamo pensare, entrambe si pongono come obbiettivo quello di seguire la via della ragione per giungere a conclusioni il più esatte possibili, le scoperte della prima, così come le decisioni della seconda possono avere ripercussioni su milioni di persone. Basti pensare ai grandi conflitti mondiali, in particolar modo il secondo, la scienza ha giocato un ruolo decisivo per quanto concerne l’esistenza di milioni di persone, ma ha anche disegnato una nuova rete di rapporti internazionali fra gli stati. Oggi però, in particolar modo in questo specifico momento storico che stiamo vivendo, gli stati a livello globale ne stanno facendo un uso diverso, tutti uniti puntano a sconfiggere il virus. E’ interessante però notare come, nonostante gli scenari siano estremamente diversi, il binomio scienza e politica ritorni sempre ed è ancor più avvincente l’osservazione della linea sottile che divide il potere decisionale che ha l’una sull’altra. Spesso la scienza finisce per dirci il prezzo delle decisioni politiche, ci dice come muteranno le cose se i nostri comportamenti non saranno esortati a cambiare da ferme disposizioni politiche in merito. L’inquinamento ambientale e il suo relativo impatto sulla popolazione viene denunciato da anni dalla comunità scientifica, ad esempio, i rifiuti tossici presenti nella cosiddetta terra dei fuochi, fenomeno di cui siamo costretti a parlare a causa di assai radicati sistemi mafiosi, è causa prima dell’insorgenza di forme tumorali e malformazioni fetali nei residenti di quelle terre. Altra sfumatura assume poi la scienza quando prende le connotazioni della ricerca che tenta, in questo momento di trovare sia una cura che un vaccino contro il virus, ma che genericamente si occupa di trovare una soluzione per tutte quelle malattie di cui oggi sappiamo purtroppo pochissimo. Difronte a questa parte della scienza, che certamente è la più coraggiosa, pronta ad affrontare innumerevoli buchi nell’acqua piuttosto di trovare anche un solo spiraglio di luce infondo al buio la politica molto spesso si mostra fin troppo ostile, forse perché intimorita da guadagni mancati, noto a tutti il fatto che anche le nazioni più potenti economicamente parlando non prediligano la ricerca come settore d’investimento. Insomma la scienza ricorda all’uomo che l’uomo si ostinerà sempre cercare il progresso, gli pone costantemente davanti la sete di conoscenza a cui non sa rinunciare, mentre la politica dice all’uomo che l’agire è sempre seguito dalla scelta, dalla capacità decisionale. La scienza è uno dei più grandi strumenti che la politica possiede per disegnare le sorti di un futuro più giusto ed equo possibile e chi ha l’onere e l’onore di scegliere per milioni di persone non può non considerare la scienza, non deve continuare ad ignorarla come per anni ha fatto perché troppo spesso piegata da altri interessi più redditizi. 

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