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Buongiorno ragazzi,
ecco i temi della diciannovesima settimana che i tre giornalisti Orsola Riva, Luca Tremolada e Gianluigi Schiavon hanno pensato per voi.

 
 
Orsola Riva, per il Corriere della Sera, vi parla di giornali e di idee.

La giornalista parte dal film nelle sale in questi giorni, The Post, che racconta la storia del Washington Post nei giorni in cui scoppia il caso Pentagon Papers. Di cosa si tratta? Di memoriali riservati composti da migliaia di pagine che l’allora Ministro della Difesa aveva  commissionato e decretato e che dimostrava tutte le menzogne raccontate dai Presidenti americani dai tempi di Eisenhower fino a Nixon nel condurre la sciagurata guerra in Vietnam. Il film racconta questa vicenda facendo giocare i due protagonisti, il direttore del giornale e la sua editrice, a un gioco di odio e amore che trasformerà il loro iniziale antagonismo in aiuto reciproco. Tramite alcune scene del film si delinea la misura di quello che rende grande un giornale: la sua indipendenza. Se un giornale deve essere un contro potere, deve vigilare sul potere politico e il potere giudiziario, può farlo solo grazie alla propria indipendenza.

I due protagonisti solidarizzeranno in nome della libertà di stampa e della libertà di poter andare a toccare gli interessi dei potenti: una notizia scomoda è ancor più scomoda se può essere censurata perché non gradita dai poteri forti. Non diffondendola il giornalista però manca alla propria professionalità.

A questo punto la giornalista vi propone una riflessione un po’ più personale: voi difendereste le vostre idee a costo di andar contro agli insegnanti o a chi vi può arginare? Fino a che punto siete disposti a spingervi per portare avanti una vostra idea?

 
 

Luca Tremolada, per il Sole 24 Ore, vi parla di un grande visionario: Elon Musk.

Space X è il razzo che è andato nello spazio di recente ed è il razzo più potente di sempre. Per il giornalista questo lancio ha segnato l’inizio di un cambiamento epocale e, dunque, saremmo di fronte a un uomo che si presenta come l’ultimo grande visionario.
Musk ha lanciato questo progetto, è l’inventore della Tesla elettronica a bordo del razzo, le sue ambizioni sono formidabili secondo Tremolada.
Proprio pensando a questo grande personaggio del nostro secolo il giornalista vi chiede di tenerlo d’occhio e di riflettere sulla sua figura.

 
 

Gianluigi Schiavon, per il Quotidiano Nazionale, vi parla dell’ambiente che chiede giustizia.

Ma la giustizia fa abbastanza per il nostro ambiente? È con questa domanda che inizia il discorso di Schiavon, egli crede che la giustizia italiana non persegua come dovrebbe i reati ambientali. A dirlo è, in primis, il magistrato Raffaele Guariniello che crede che per i reati ambientali serva la super procura nazionale poiché lo Stato sottovaluta la tutela della salute. Il magistrato, durante la sua carriera ha affrontato numerose udienze per i reati ambientali: la più famosa e recente sicuramente quella relativa ai danni ambientali causati dalla ThyssenKrupp. Il processo si è concluso in Cassazione  con gli imputati condannati a nove anni e otto mesi. Per Guariniello sarebbe fondamentale avere una procura nazionale per i reati ambientali e quelli contro la salute. Come quella che esiste in Francia, con magistrati e ispettori specializzati, che sia in grado di intervenire con tempestività e alta professionalità. Sarebbe utile non solo a tragedia consumata, ma anche per fare azioni di prevenzione. Se non si è ancora fatta un motivo c’è: c’è il rischio che poi funzioni d’avvero, pensa il magistrato.

La situazione attuale è la seguente: da un lato gli enti di vigilanza hanno organici sguarniti, dall’altro in alcune zone del nostro Paese i processi in materia ambientale e di sicurezza del lavoro proprio non vengono fatti non per scarsa volontà o perché siano considerati poco importanti , ma il suo contrario: perché sono processi estremamente complessi. Sarebbe utile una procura ambientale.

La motivazione di certi reati è comunque di natura economica, la regola è risparmiare anche a costo di disastri ambientali.

Alla fine delle sue riflessioni Schiavon vi chiede: la giustizia fa abbastanza per l’ambiente?

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