Buon lunedì ragazzi! Eccoci, puntuali, con i temi della ventiseiesima settimana.

 

Orsola Riva, per Corriere della Sera, questa settimana vi parla di Gillo Dorfles, celebre artista e critico d’arte, che la settimana scorsa ha compiuto 106 anni.

 

Questo importante personaggio, nato nel 1910, per festeggiare ha deciso di tornare a Trieste, sua città natale, per presentare un volume di 850 pagine con i suoi ultimi scritti, gesto che dimostra quanta vitalità si possa avere quando nella vita si decide di fare qualcosa che ci appassiona veramente. 

 

Nei decenni scorsi era sicuramente più facile trovare lavoro, e voi ragazzi venite costantemente assillati dagli adulti, che si preoccupano di farvi scegliere un percorso che possa assicurarvi un impiego. Altrettanto importante però è il fatto di saper riconoscere le proprie inclinazioni, per fare in modo che il lavoro sia anche un’occasione di emancipazione e realizzazione personale.

 

Ecco quindi la domanda che vi rivolge la Riva: nella scelta del vostro percorso di studi e lavoro, peseranno di più le vostre passioni e inclinazioni o il calcolo della strada in grado di garantirvi un impiego più sicuro e uno stipendio migliore?

 

 

 

Luca Tremolada per Il Sole 24 Ore vi parla dei Panama Papers, lo scandalo finanziario che ha coinvolto a livello internazionale i grandi potenti della terra.

 

Ma di cosa si tratta? Di un’incredibile quantità di denaro indirizzata da studi internazionali e banche verso i paradisi fiscali, al fine di eludere le tasse. In questo caso, al di là della notizia in sé, è molto interessante la modalità con cui lo scandalo è scoppiato: sono arrivati moltissimi documenti nelle mani di un giornale tedesco, che le ha fatte analizzare da un consorzio di giornalisti. Dallo studio dei dati è emerso il fatto che la classe dirigente e i potenti della terra hanno deciso di portare ingenti quantità di denaro all’estero.

 

In queste settimane sono in corso le verifiche per capire se ci sia stata elusione fiscale, poiché l’evasione significa meno tasse per lo stato e, di conseguenza, meno risorse per i cittadini per servizi essenziali, come la scuola e la sanità pubblica.

Ciò che Luca Tremolada vi chiede è: in quanto cittadini, dobbiamo indignarci o meno davanti a fatti come questo?

 

Gianluigi Schiavon, per Quotidiano Nazionale, vi parla di comunicazione social, e in particolare del punto esclamativo.

 

In Inghilterra, il Ministero dell’Istruzione ha dichiarato guerra al punto esclamativo, con un nuovo diktat diretto a tutte le scuole elementari che ne vieta l’utilizzo. La motivazione? I bambini utilizzando social e Whatsapp non sanno più cosa sia la vera scrittura, e abusano dei punti esclamativi. Il Ministero consente alcune eccezioni: il punto è è ammesso in frasi che iniziano con “how” o “what”. Per esempio “How exciting!” (com’è emozionante!) oppure “What a lovely day” (che bella giornata!). Cosa ne pensano i professori? Per alcuni le nuove normative sono ridicole e difficili da applicare, perché i bambini vedono punti esclamativi in tutto ciò che leggono, e si trovano nell’età in cui dovrebbero sentirsi liberi di sperimentare con la scrittura.

 

La domanda di questa settimana è dunque questa: il linguaggio di Whatsapp, degli sms e dei social rovina o arricchisce la buona scrittura?

 

 

 

 

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