Non passa più un giorno, senza che in una parte del mondo non si verifichi un dramma spaventoso. I mass – media rivolgono allora appelli per richieste di aiuto per tante persone colpite dalla sventura. Ci si addolora, ci si sorprende, si offre un contributo e poi si dimentica. Dopo poco tempo, infatti, le notizie clamorose, i resoconti terribili, le immagini sconvolgenti, che pure hanno profondamente turbato l’opinione pubblica, sono piano piano lasciate cadere dal cuore e dalla mente, fino alla prossima sciagura. Forse sono ormai tante le disgrazie e le atrocità che non fanno più notizia, come dicono i giornalisti, e non scuotano più la gente. Il coinvolgimento della gente comune è profonda e sincera, ma quando si è dato il contributo che le nostre possibilità ci permettono, che altro si può fare? Occupa il posto un sentimento doloroso di sfiducia e di rassegnazione di fronte a tanti problemi, nostri e di altri, così difficili e numerosi. Ecco perché a certe cose, in fondo, ci si è fatto il callo. E’ nella natura umana pensare più a se stessi che agli altri, ma anche volendo, ben poco si potrebbe fare. Per cui ci si mette a posto la propria coscienza, di tanto in tanto, e si va avanti sulla propria strada. Quindi non resta che sperare in una società diversa e impegnarsi ognuno per realizzarla. Una società nella quale l’amore universale, l’aiuto internazionale prendano il posto degli egoismi e degli interessi individuali.

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