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Buongiorno ragazzi,

 

oggi parliamo di un argomento curioso, che certamente interessa ognuno di noi anche se quasi mai se ne parla. Lo avrete capito dal titolo, oggi parliamo proprio di rifiuti. I nostri amici di Focus hanno creato una gallery dedicata ai rifiuti che possono avere una nuova vita anche oltre la discarica.

 

Al primo posto i  residui degli alimenti che, sorprendentemente, possono trasformarsi in carta.
Esiste infatti un nuovo tipo di carta, prodotto dalla Favini di Vicenza e chiamato Crush, partendo da residui di agrumi, uva, ciliegie, lavanda, mais, olive, caffè, kiwi, nocciole e mandorle. Da questi alimenti si ottiene un tipo di carta colorata, utile anche per il packaging. La produzione è tutta Made in Italy e avviene in uno stabilimento vicino Venezia. Gli scarti agro-industriali vengono purificati e ridotti in particelle microscopiche. Infine sono miscelati con cellulosa vergine e fibre riciclate certificate FSC (cioè di legno proveniente da foreste gestite secondo rigorosi standard ambientali, sociali ed economici), utilizzando energia idroelettrica auto prodotta.

 

L’ananas per fare scarpe e borse.
Dalle foglie del frutto si ottiene un materiale chiamato Piñatex. Esso è così resistente da poter essere usato per produrre borse e scarpe. L’idea di usarlo in questo modo è di una startup spagnola, ispirata dagli abiti tradizionali ricamati delle Filippine, realizzati con fibre di foglie d’ananas. Il risultato? Simile all’eco-pelle, con costi inferiori e riducendo al minimo l’impatto ambientale della produzione. Tra i primi a credere nel Pinatex, la Puma che l’ha utilizzato per produrre un paio di scarpe.

 

I vecchi pneumatici si trasformano in gasolio, metano e ferro.
Bruciare i copertoni produce inquinanti altamente tossici come le diossine. Ma se invece i copertoni finiscono nel microonde, le cose cambiano: il gruppo Caf di Firenze, insieme al dipartimento di Chimica della locale Università, ha creato uno speciale forno a microonde, Tyrebirth, che, anziché incenerire gli pneumatici vecchi, li scompone per trarne elementi riutilizzabili come gasolio, metano e ferro. Il riciclo si basa sul principio della pirolisi e permette di scomporre uno pneumatico in appena mezz’ora, ricavandone combustibili come idrogeno, metano Gpl (15%), gasolio (40%), carbon black (40%), oltre a una quantità di ferro (5%).

 

Le gomme da masticare diventano oggetti di design.

Spesso finiscono sotto le suole delle nostre scarpe, oppure appiccicate sotto i banchi di scuola, ma in alcuni casi le gomme da masticare possono diventare veri e propri oggetti di design. Anna Bullus, designer londinese,  da qualche anno trasforma i chewing gum in un materiale versatile. Il processo avviene in uno stabilimento di stampaggio plastica a Leicester (UK). Qui, la miscela contenente il vecchio chewing gum viene messa in una pressa ad iniezione, riscaldata e quindi espulsa come pasta, che può essere modellata in nuove forme non appena si raffredda per dare vita a nuovi oggetti. Tra questi, i contenitori installati nelle stazioni e nelle università, impiegati per raccogliere altre cicche da riciclare!

 

La frutta per produrre pellame.
È ancora in fase sperimentale ma Fruitleather potrebbe presto arrivare nelle nostre case sotto forma di  materiale duraturo molto simile alla pelle, da usare per produrre calzature ma anche divani, poltrone e sedie. L’idea è di una start-up di Rotterdam, i cui soci ritirano bucce di frutta e verdura marcia e ammaccata dai mercati e trasformano il tutto in purea, che viene poi cotta ed essiccata. Il processo, dal quale si ricavano fogli di materiale simile alla pelle, è molto più pulito ed eco compatibile di quello da cui si ricava la pelle tradizionale.

 

I gusci d’uovo possono diventare cemento.

Chi se lo sarebbe mai aspettato che da una parte così fragile come il guscio dell’uovo, se lavorato ad hoc, potesse  ricavarsi un materiale  duro come cemento di alta qualità. I ricercatori della Calchéra San Giorgio di Trento (un centro che studia e produce materiali specifici per il restauro e il risanamento di edifici di interesse storico) sono riusciti a trasformare i gusci d’uovo in cemento bio compatibile e a renderlo resistente grazie a una composizione a base di argilla: una volta polverizzati i gusci e portati a una temperatura di 900-1000 gradi, questi diventano calce proprio come le pietre da cava. E mescolando questo carbonato con un’argilla naturale, si ottiene un cemento più elastico di quello tradizionale.

Il latte può dare origine ai tessuti.

 

Quando si dice due piccioni con una fava: usare il latte di scarto per realizzare un tessuto più leggero della seta, che oltretutto ha anche l’effetto di idratare la pelle. È quello che fa l’azienda pisana DueDiLatte. L’idea non è nuova: la fibra di latte, infatti, era impiegata in Italia già negli anni Trenta, ricavata dalla caseina, una proteina del latte. Oggi, grazie a innovative tecniche di bioingegneria, la fibra deriva dagli “avanzi” delle industriali casearie e di quelle cosmetiche, mantenendo inalterate le sue caratteristiche tessili e la proprietà di idratante naturale.

 

Adesso che avete scoperto tutte queste nuove informazioni sui rifiuti siamo certi che stare più attenti anche quando farete la raccolta differenziata. Ricordatevi che gli scarti di oggi potrebbero essere i nuovi materiali del domani ;)

 

 

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