Buongiorno ragazzi e buon inizio settimana. Ecco i nuovi temi dei nostri tre blogger.

 

Orsola Riva, per Corriere della Sera, vi parla di una “bestia nera” per noi Italiani e, soprattutto, per gli studenti, l’Inglese. Nonostante, infatti, si studi sin dalle elementari, le statistiche ci dicono che i giovani non riescono mai ad essere al pari dei loro coetanei europei: in poche parole, sembra che non riusciamo ad imparare la lingua inglese come vorremmo o, quanto meno, dovremmo.

 

Quali sono le cause di questa situazione? Alle elementari si studia ormai da tanti anni, ma alcune maestre, specie quelle più anziane, non hanno le competenze sufficienti, perché magari un tempo non erano necessarie o richieste. Fin dalle scuole medie e anche al Liceo, l’approccio di insegnamento forse è troppo scolastico: noi Italiani siamo molto forti in grammatica, ma purtroppo sulla conversazione non “decolliamo”. Al cinema, tutti i film sono tradotti e doppiati, anche molto bene, ma negli altri paesi si vedono in lingua originale, che permette di apprezzare le sfumature linguistiche altrimenti difficili da percepire.

 

Voi ragazzi, come lo masticate l’Inglese? Del resto, avete tante occasioni per utilizzarlo: sui Social, con la musica dei vostri mp3, con le serie TV in lingua originale, etc. E, secondo voi, se c’è una manchevolezza nella scuola italiana sull’insegnamento delle lingue straniere, l’Inglese in primis, come si potrebbe colmare? Quale è il punto debole su cui si dovrebbe intervenire?

 

 

 

Luca Tremolada per Il Sole 24 Ore vi parla di Primarie, ovvero il metodo attraverso cui i partiti politici scelgono i loro rappresentanti per andare a correre per le “poltrone principali”. In questi giorni sono iniziate quelle negli USA, un evento di portata mondiale, sia per la loro spettacolarità, che per la loro importanza: i candidati come Hilary Clinton, Donald Trump salgono su pullman, attraversano l’intero Paese e tengono comizi per presentarsi all’elettorato. Da noi in Italia le Primarie non sono così spettacolari. Ci sono state da poco quelle del Partito Democratico, a Milano, per la nomina del candidato sindaco, ma i numeri non sono stati come quelli degli Americani: a Milano hanno votato in ca. 60 mila cittadini!

 

Secondo voi, è giusto che un partito si esponga verso il proprio elettorato e chieda agli elettori di decidere chi sia il proprio leader? Oppure credete nella democrazia rappresentativa e, quindi, nel fatto che debbano essere i leader del partito a decidere chi è il candidato sindaco o al Parlamento? Che tipo di cittadini siete o volete essere? Volete decidere voi il vostro candidato oppure delegare la scelta al partito? O credete nella democrazia diretta e, quindi,  non solo scegliereste il candidato, ma tutto quanto, perché siete voi stessi l’espressione del vostro agire politico?

 

 

 

Gianluigi Schiavon, per Quotidiano Nazionale, vi parla di obsolescenza programmata. Tutti i prodotti, ad un certo punto, smettono di funzionare: lo smartphone funziona bene, ma solo fino al momento in cui scatta l’ultimo aggiornamento del sistema operativo; il phon fino a che non scade la garanzia. Le cerniere lampo prima o poi si rompono, le suole delle scarpe si scollano, e così via. Questo è lo scenario che abbiamo davanti ormai da diversi anni, ma perché? Come mai non si trovano sul mercato prodotti che possano durare più a lungo della garanzia? 

 

Secondo tanti, si tratterebbe di una specie di “truffa” legalizzata. Da luglio scorso, ad esempio, in Francia l’obsolescenza programmata è un reato: un produttore o un industriale rischiano sino a 2 anni di carcere e fino a 300 mila euro di multa per prodotti immessi sul mercato con queste caratteristiche. Ma in Italia? Da 3 anni si sta studiando una legge, tanto che il rischio è che, quando sarà emanata, risulterà già troppo vecchia. Il primo caso di invecchiamento programmato sembra risalire al 23 dicembre del 1924, quando i produttori mondiali di lampadine ad incandescenza si riunirono a Ginevra per ridurre la vita media delle lampadine, creando un vero e proprio cartello.

 

Secondo gli esperti, la colpa dell’obsolescenza programmata da un lato è dell’economia stessa, perché i nuovi modelli di prodotto, proposti senza sosta, spingono naturalmente all’acquisto; dall’altro, dai costi elevati di produzione e delle materie prime, che verrebbero così abbattuti. Quindi, secondo voi, si tratta di oggetti programmati per rompersi? È forse ora di ribellarsi?

 

 

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