Come è andata la prima settimana ragazzi? Siete stati bravissimi, avete partecipato in tanti, ma sappiamo che potete fare molto di più! Per questo, eccoci partire con la seconda settimana e con i nuovi, bellissimi temi, lanciati dai nostri blogger.

 

Orsola Riva, per Corriere della Sera, vi propone un tema relativo al rapporto tra arte e politica. Avrete certamente letto, infatti, dell’artista e dissidente cinese Ai Weiwei che recentemente si è visto rifiutare dalla Lego un ordine consistente di mattoncini per la realizzazione di una sua opera. La giustificazione fornita dall’azienda danese è stata che non vende i suoi famosi mattoncini per la realizzazione di un’opera a scopo politico. Di contro, Ai Weiwei sostiene che il rifiuto deriverebbe dal fatto che Lego ha recentemente inaugurato a Shangai un suo parco divertimenti e ha fatto investimenti per decine di milioni di dollari per aprire una sua fabbrica. Quindi, in poche parole, si tratterebbe di questioni di opportunità e interesse economico.

 

Orsola Riva vi parla di questa notizia perché vuole farvi riflettere sul ruolo degli artisti all’interno dei regimi. Pensate, ad esempio, anche al regista iraniano Jafar Panahi, vincitore di un Orso d’oro all’ultimo Festival del cinema di Berlino per il film “Taxi Tehran”, girato semi-clandestinamente, e che 5 anni fa non poté essere presente a Cannes perché si trovava nel carcere di Evin destinato ai dissidenti politici. Qual è, secondo voi, la forza segreta per cui un artista da solo può fare paura ad un regime? E, più in generale, perché gli artisti spaventano i regimi?

 

 

 

Luca Tremolada, per Il Sole 24, Ore prende spunto da un episodio di cronaca delle scorse settimane per parlarvi di Social Network: alcuni dipendenti del Comune di Sanremo sono stati recentemente accusati di assenteismo, grazie alle registrazioni effettuate con delle telecamere nascoste. L’aspetto più particolare di tutta questa vicenda, però, è che queste stesse persone che attualmente sono indagate, sui propri profili Facebook si atteggiavano a censori del malcostume, segnalando episodi di malasanità e di cattivi atteggiamento della Pubblica Amministrazione.

 

E voi, ragazzi, che cosa scrivete sui Social Network? Siete sinceri o raccontate una persona che non siete voi? In poche parole, come usate i Social Network? Che cosa rendete pubblico e cosa, invece, rimane nella vostra sfera privata? Cosa esponete alla rete e cosa tenete solo per voi? E su quali Social lo fate?

 

 

 

Gianluigi Schiavon, per Quotidiano Nazionale, parla di alcool e giovani e, soprattutto, degli eccessi legati a questo tema. Lo scorso 22 ottobre, su Il Resto del Carlino, è stato pubblicato un articolo, dal titolo “Un premio a chi scola più drink. Polemica sulle Olimpiadi alcoliche”. Nel pezzo di Sofia Nardi si descrive la vicenda di un gruppo di studenti universitari che a Forlì ha organizzato una festa in un locale, con lo scopo di assegnare un viaggio premio a chi riuscisse a bere di più, superando alcune prove per diverse “discipline”. È del giorno successivo, invece, la notizia secondo cui il sindaco avrebbe bloccato l’organizzazione della festa a causa della sua evidente pericolosità.

 

Al di là di quanto si possa leggere sui giornali, tra dichiarazioni di politici e genitori, Schiavon chiede proprio a voi cosa significa bere e divertirsi. Secondo voi, occorre per forza bere, ubriacarsi per divertirsi? Bisogna necessariamente vincere le “Olimpiadi alcoliche”, salire sul podio, anche se barcollando?

 

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