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Buongiorno ragazzi,

 

eccoci giunti alla sedicesima settimana di concorso: scopriamo insieme i temi che Orsola Riva, Luca Tremolada e Gianluigi Schiavon hanno pensato per voi.

Orsola Riva, per il Corriere della Sera, vi parla dell’Italia vista con gli occhi di un turista straniero.

Provate a far finta di essere turisti appena arrivati nel nostro paese e a guardare l’Italia con i loro occhi. Perché fare questo gioco? Perché la settimana scorsa è uscito un rapporto dell’Organizzazione Mondiale del Turismo su quante persone hanno visitato, come turisti, i diversi paesi del Mondo nel 2017. Da questo rapporto emerge che la Spagna ha avuto un boom pazzesco, superando addirittura gli Stati Uniti, e si consolida al secondo posto dopo la Francia che invece guida la classifica da anni. La Francia viene visitata da ottantanove milioni di turisti l’anno, la Spagna da ottantadue e gli Stati Uniti di Trump da circa settantacinque milioni.

L’Italia è in buona posizione, ma al quarto posto con cinquantasei virgola otto milioni di turisti.  Per la nostra nazione il trend  è molto favorevole negli ultimi anni, le presenze dei turisti sono aumentate di più del 30%, ma potrebbe ancora esserci un grande margine di miglioramento dal momento che il mercato in questione è in forte espansione. A questo punto Orsola Riva si chiede come mai l’Italia è “solo” al quarto posto? Una piccola indicazione viene dall’Organizzazione Mondiale del Commercio che ha stilato l’Indice di Competitività Turistica dove la Spagna è al primo posto, mentre l’Italia soltanto ottava. Ci sono diversi fattori che entrano nella competitività di un paese e l’Italia è svantaggiata per quanto concerne la competitività dei prezzi: alberghi, ristoranti, ecc hanno dei prezzi elevatissimi.

Partendo da tutto quello che la giornalista vi ha indicato provate a immedesimarvi nei panni di un turista in Italia e fate una classifica dei pro e dei contro della nostra Italia. Quali sono, secondo voi, i vantaggi e le grandi bellezze e quali invece sono i fattori che ci danneggiano nell’offerta turistica?

 
 

Luca Tremolada, per il Sole 24 Ore, vi parla di calcio e di responsabilità. 

Su Info Data, il sito di Data journalism del Sole 24 Ore, hanno misurato le performance dei direttori sportivi. Partendo da Marotta, della Juventus, sono arrivati a Fassone e via via analizzeranno anche tutti gli altri. Perché questa analisi sulle performance dei direttori sportivi? Perché spesso si pensa che il merito di una squadra o le performance di una squadra vadano, banalmente, misurate guardando l’allenatore o a limite i giocatori che compongono la rosa. In realtà, come Tremolada fa notare, c’è anche una responsabilità delle società e questa potrebbe essere una metafora anche per tutto il resto. Se analizziamo le aziende la responsabilità delle loro performance è dell’amministratore delegato o dei lavoratori? Questo è certamente un tema non semplice che bisognerebbe approfondire: i casi non sono tutti uguali e vanno analizzati. Capire le responsabilità delle prestazioni di un’azienda o di una squadra di calcio può essere utile per formarsi un giudizio, ma anche per capire la composizione dei microsismi economici.
Tremolata vi chiede di provare a capire di chi sia la responsabilità: di chi comanda oppure di chi lavora?

 
 

Gianluigi Schiavon, per il Quotidiano Nazionale, vi parla della punteggiatura.

Secondo il giornalista siamo abituati a scrivere senza punteggiatura, oppure la utilizziamo molto poco. Certamente usiamo la punteggiatura in maniera del tutto diversa rispetto al passato, lo dicono scrittori, critici e accademici della Crusca.

Lo scrittore Andrea Vitali, per esempio, dice che la punteggiatura è ormai diventata carne da macello. Di chi è la colpa? Qualcuno pensa che possa attribuirsi agli sms, che da poco hanno festeggiato i loro 25 anni, perché hanno cambiato il nostro modo di parlare e soprattutto di scrivere: senza maiuscole e senza punteggiatura. Ma forse più che colpa degli sms è colpa nostra.  Vitali dice anche che il congiuntivo è la vittima illustre, il generale. La punteggiatura è come la fanteria: carne da macello. C’è una cura per tutto questo? Vitali pensa che questo sia un problema che riguarda tutti, anche chi scrive per mestiere. Per lo scrittore la virgola ha una sua importanza: lui stesso quando si legge, ci pensa e ci ripensa. Qualche volta anche lui ne fa un uso improprio. Negli anni lo scrittore ha scoperto il valore dei puntini di sospensione: creano un’utile tensione nella frase. Goldoni pensava che i punti di sospensione fossero inutili, invece, perché rovinavano la battuta.

Tra le cose più strane che ha fatto Vitali scrivendo,  c’è quella di finire un capitolo con tre puntini e iniziare allo stesso modo quello successivo. Certamente una cosa che ai suoi tempi sarebbe stata segnata con la matita rossa. E il punto e virgola che fine ha fatto? Metà degli italiani non sa cosa farsene e infatti lo stesso Vitali si sente vicino a questi italiani. Lo scrittore usa poco il punto e virgola e preferisce i due punti che sono meno severi. È meglio non scrivere frasi lunghe,bisogna spezzare le frasi.

Il responsabile del servizio Consulenza linguistica dell’Accademia della Crusca, Paolo D’Achille, consiglia di seguire i consigli che Gadda, autore molto poco ortodosso, dava per la scrittura in generale: frasi brevi, in modo che il messaggio risulti molto chiaro. La punteggiatura può essere ridotta, ma non eliminata. Essa può essere considerata come una sorta di metafora del nostro vivere quotidiano, abitiamo spesso nel caos, senza punti fermi, senza rallentare, quindi senza virgole, senza pause di riflessione. A volte viviamo senza spiegazioni e allora Schiavon vi chiede di dire la vostra: quanto conta la punteggiatura?

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