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Orsola Riva, per Corriere della Sera, oggi vi parla di test invalsi.
La giornalista spiega l’importanza di un metro di valutazione comune, come per esempio i test invalsi per valutare le capacità di apprendimento dei ragazzi. Orsola Riva vorrebbe sapere da voi cosa ne pensate di queste prove e della possibilità che esse vengano introdotte anche il quinto anno del liceo.
Da un lato è vero che un sistema a crocette non può dare una risposta precisa come quella concessa dalla valutazione della maturità o dell’intero percorso dello studente, dall’altro purtroppo nel nostro paese i voti della maturità non hanno una distribuzioni omogenea. Le lodi si sprecano al Sud e invece stentano ad arrivare per gli studenti del Nord.

Siete favorevoli all’introduzione di un sistema standardizzato, cioè uguale per tutti, oppure assolutamente contrari anche nel caso in cui l’invalsi venisse perfezionato?

Luca Tremolada, per il Sole 24Ore, oggi vi parla di social network: strumento per giovani o per vecchi?Tremolada paragona i social a dei calzini: personali, uno diverso dall’altro, e assolvere a un compito specifico.
Possono dividersi in social di cittadinanza: con cui ci si conosce e riconoscersi e social che assolvono a bisogni specifici come LinkedIn. Il modo di utilizzare i social varia in base all’età: ai grandi piace di più l’asincronicità, ai giovani invece piace condividere esperienze in tempo reale tramite le immagini ed i video. Singolare è anche il fatto che non c’è differenza di mestiere tra chi usa i social: magistrati o panettieri utilizzano questi strumenti allo stesso modo.
La domanda che vi fa Tremolata è la seguente: ritenete che andando avanti cambierete il vostro social preferito? Queste piattaforme sono veramente legate alle stagioni della vita? Userete lo stesso linguaggio di adesso, sui social, tra dieci anni?

 

Gianluigi Schiavon, per Quotidiano Nazionale, vi parla di cervelli in fuga.
Sabina Berretta è siciliana e insegna ad Harvard dove gestisce anche la banca dei cervelli. Una donna di successo, ma non è sempre stato così. La signora dei cervelli è stata rifiutata in Italia,  dove era stata respinta anche per lavorare come bidella. Lei si definisce un cervello in esilio. A Catania era ricercatrice e pur di restare avrebbe  fatto persino la bidella. Sono 3000 i ricercatori che ogni anno vanno via dall’Italia.
La domanda per voi è provocatoria: dopo la maturità e magari la laurea sarete anche voi cervelli un fuga? Cercherete di “resistere” e resterete in Italia?

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