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Buongiorno ragazzi, puntuali come sempre vi presentiamo i temi della nuova settimana.

 

Orsola Riva, per Corriere della Sera,vi parla di ricchi e poveri. Come forse avrete letto di recente, è ormai un dato di fatto che la forbice tra ricchezza e povertà si stia allargando sempre più. Attualmente, infatti, i 62 uomini più ricchi del mondo detengono nelle loro mani una ricchezza uguale a quella di mezzo mondo, vale a dire della metà più povera del mondo. Non solo: negli ultimi 5 anni, durante la crisi, mentre i super ricchi si sono arricchiti del 44%, chi già era povero si è impoverito del 41%.

 

Tutti questi dati vengono dall’Oxfam, una ONG di Londra, da anni impegnata nella lotta per lo sradicamento della povertà del mondo, a tal punto da suggerire pubblicamente come si dovrebbe intervenire per ridurre il divario tra ricchi e poveri. Ad esempio, opponendosi ai cosiddetti “paradisi fiscali”, come le Isole Cayman, dove vige un regime fiscale privilegiato, che ha permesso a ben 7.600 miliardi di dollari di ricchezze private di sfuggire ai sistemi fiscali dei singoli paesi.

 

Voi ragazzi, che cosa ne pensate? È giusto che i ricchi si arricchiscano sempre di più, dal momento che i paradisi fiscali non costituiscono un reato, anche se le loro ricadute sono comunque gravi, perché si tratta di soldi sottratti al fisco nazionale? Oppure, si dovrebbero imporre delle regole più stringenti, per far rientrare questi denari nei rispettivi paesi, per finanziare ad esempio scuole, ospedali e, più in generale, la macchina dello stato?

 

 

 

Luca Tremolada, per Il Sole 24 Ore, vi parla di soldi e ricchezza, delle disuguaglianze generate dal denaro. Citando il rapporto dell’Oxfam, non vi chiede se è giusto che 62 super miliardari possiedano la stessa ricchezza di metà della popolazione più povera, né se questo sia sostenibile, perché è evidente che non lo è.

 

Ma vi chiede, piuttosto, come vi comportereste voi di fronte a queste marcate disuguaglianze. Se aveste un dollaro a disposizione, a chi lo dareste? A chi ha poco, con la certezza che questo non cambierà la loro sorte? Oppure lo dareste ai ricchi nella speranza che, investendo e creando business, possano un domani dare lavoro a queste persone meno abbienti?

 

 

 

Gianluigi Schiavon, per Quotidiano Nazionale, vi parla di giradischi e vinili. Dopo circa 20 anni, durante i quai si è affermata nel mercato discografico la musica in digitale, sembra che nel 2015 ci sia stata una vera e propria rivincita del giradischi.

 

Lo scorso anno, infatti, in Italia si è registrato un incremento del 74% nell’acquisto di vinili, pari al 4% del mercato discografico totale, mentre negli Stai Uniti un +30% del totale del mercato. Su Amazon, a Natale, la classifica degli oggetti più regalati vedeva i giradischi al primo posto, insieme naturalmente ai famigerati 33 giri.

 

Voi ragazzi, come vi ponete rispetto a questo “ritorno” al vinile? Ne comprereste uno per ascoltare la vostra musica?

 

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