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Nicola Saldutti, blogger per il Corriere della Sera, questa settimana vi parla dell’Europa e delle sue regole. C’è una regola molto importante, che si potrebbe considerare alle fondamenta dell’Unione Europea, che è la “concorrenza”: le aziende, le società, le banche, devono poter agire liberamente sul mercato senza, possibilmente, aiuti di Stato, anche se ci sono dei momenti di difficoltà in cui gli Stati che aderiscono all’Unione intervengono per aiutare le aziende: si veda ad esempio il caso dell’Alitalia, l’ex compagnia di bandiera, che attualmente è alla ricerca di azionisti pronti a rilevarla. Lo Stato ha dovuto prestare del capitale per poterla salvare; l’Unione Europea attraverso la figura del Commissario alla Concorrenza vigila sul fatto che l’aiuto non alteri le condizioni della libera concorrenza delle altre compagnie aeree. Questa regola della concorrenza spesso è malvista dagli Stati che vorrebbero intervenire per aiutare le proprie aziende. Il giornalista alla luce di questo caso vi invita a riflettere: è giusto che ci siano gli aiuti di Stato nei momenti di crisi delle aziende “nostrane” (attraverso le tasse che i contribuenti devono versare)? Fino a che punto l’Europa può entrare nel merito per limitare questo diritto?

Luca Tremolada, blogger per Il Sole 24 Ore, questa settimana, augurandomi buon anno nuovo, vi invita, ormai entrati nel nuovo anno, a fare una riflessione su tutto quello che è accaduto nell’anno appena passato: scegliete un fatto avvenuto nel corso del 2019 che più vi ha colpito, può essere una giornata scientifica, un cambiamento politico, uno o più eventi naturali. Al tempo stesso provate ad immaginare quali saranno i “trend” più importanti del 2020: ci sarà più o meno tecnologia? Cambieranno le nostre condizioni di vita? Ci saranno più o meno tasse? Provate quindi anche a prevedere quello che potrà accadere nel corso del nuovo anno: scegliete un argomento anche in questo caso e raccontatecelo!

Marcella Cocchi, blogger per il quotidiano.net, questa settimana vi parla invece dei fenomeni migratori che hanno caratterizzato il passato del nostro Paese. Si calcola che dalla fine dell’800 fino alla Prima Guerra Mondiale ci siano stati circa 8 milioni di espatri, soprattutto dal Sud Italia verso l’America. Al tempo stesso non sono mancate le migrazioni interne. Oggi le migrazioni continuo ma sono cambiate perché sono diverse anche le condizioni sociali in cui queste si sviluppano. Prima si emigrava dal Sud al Nord, ora anche il Nord perde giovani, anche laureati, che preferiscono cercare all’estero nuove opportunità. Secondo i dati Istat all’estero ci sono 816mila italiani si sono trasferiti all’estero negli ultimi 10 anni. Quali sono i paesi mete di questi trasferimenti? La Gran Bretagna, la Germania, la Svizzera, la Francia, la Spagna, il Canada e i Brasile sono le mete in cima alla lista. Dell’estero, rispetto all’Italia, sembra piacere soprattutto la burocrazia più snella, il rispetto per la cosa pubblica, la meritocrazia e le maggiori opportunità di lavoro. L’ideale sarebbe cercare di ottenere queste cose in Italia così da evitare nuovi espatri: secondo voi cosa spinge i giovani ad andare via? È la mancanza di meritocrazia? Le scarse opportunità di lavoro? Oppure bisogna restare e provare a cambiare il nostro Paese?

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