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Orsola Riva, per il Corriere della Sera, vi parla della circolare che vieta ai ragazzi delle medie di uscire da scuola da soli.
Questa circolare nasce da una storia molto triste: quella di un ragazzo che all’uscita delle scuole medie è stato investito e ucciso da uno scuolabus. L’incidente è avvenuto ben quindici anni fa, ma i tempi della giustizia italiana sono tali che la Cassazione ha condannato il Miur e la scuola come responsabili dell’accaduto soltanto oggi.
A questo punto i presidi di alcune scuole, allarmati, sono corsi ai ripari con questa circolare che impone ai genitori di andare a prendere i figli. Immediatamente i genitori si sono fatti sentire, così come i pedagogisti che pensano non sia corretto per la crescita dei ragazzi. Per gli esperti questo vuol dire non farli crescere e farli restare bamboccioni.

La domanda di Orsola Riva per voi è questa: i genitori e la società italiana sono troppo protettivi e non lasciano i ragazzi in autonomia, oppure no?

Luca Tremolada, per il Sole 24 Ore, vi parla di voi e del vostro futuro.

L’Ocse dice che in Italia i laureati sono pochissimi e poco valorizzati. Ci sono molte lauree in materie umanistiche, ma pochi sono quelli che conseguono la laurea in ingegneria, chimica o comunque in materie scientifiche. A vedere i dati il quadro della situazione non è proprio dei più rosei.
Tremolada crede che gli insegnanti facciano bene a cercare di tirare fuori le vostre vocazioni e il meglio di voi. Le notizie e i dati, secondo il giornalista, vanno presi con le pinze, perché la laurea non è per forza il punto di accesso al lavoro.
Il consiglio è quello di seguire in ogni caso i vostri sogni e le vostre attitudini, non guardate al salario futuro. “Cercate una vocazione dentro di voi”, dice il giornalista.

Voi cosa ne pesate, sceglierete il percorso di laurea per vocazione o in base alla possibilità futura  di un lavoro ben retribuito?

Gianluigi Schiavon, per il Quotidiano Nazionale, vi parla dell’utilizzo degli smartphone in classe.
Prima di tutto però il giornalista ci tiene a farvi sapere l’esito della storia di Peppina Fattori. La nonnina è stata sfrattata dalla propria casetta e costretta a vivere in un container. Una brutta storia!

Il tema di oggi, invece, prende spunto dall’idea del Ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli che si dice favorevole all’utilizzo dei cellulari in classe. Questi dispositivi, per il Ministro, potrebbero servire come supporto allo studio per i ragazzi. Per questo il Ministro Fedeli ha dato il via a un gruppo di lavoro che, nel giro di quarantacinque giorni, dovrà stilare un vademecum sull’utilizzo dei cellulari in classe.

Il Ministro Beppe Fioroni però, nel 2007, in una circolare aveva detto che il cellulare era una distrazione per chi lo usava oltre che una grave mancanza di rispetto per il docente. Così, dopo le affermazioni dell’attuale Ministro il dibattito si è scatenato. L’opinione di alcuni esperti è decisamente negativa: secondo loro i cellulari in classe servono a formare dementi digitali. Luca Pisano, direttore dell’istituto di formazione Ifos,  dice che quella dei cellulari in classe è una pessima idea perché non si sviluppa l’apparato psichico dei ragazzi.

C’è chi la pensa diversamente: Salvatore Giuliano, preside di Brindisi, dice che basta selezionare e non abusare del mezzo. Il cellulare è uno strumento utilissimo che serve per tutte le materie, gli fa eco una professoressa di Milano.

 Dunque la domanda per voi è: gli smartphone in classe servono per studiare?

 

 

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