Nicola Saldutti, blogger per il Corriere della Sera, questa settimana vi parla di industria. Come tutti sapete, all’inizio del Diciannovesimo secolo è cominciata la cosiddetta “Rivoluzione Industriale” che ha in massima parte consentito all’Europa di diventare quella che è oggi da un punto di vista del benessere economico. In Italia uno degli stabilimenti industriali più importanti si trova a Taranto ed è l’ILVA (dall’antico nome del ferro). L’impianto è stato ceduto dal Governo ad un gruppo franco-indiano “ArcelorMittal” ma a seguito di una serie di cambiamenti nell’ambito delle regole e delle tutele per l’impianto e per i lavoratori, il gruppo ha minacciato di ritirarsi. La questione dell’ILVA è molto complessa soprattutto perché nell’area vicina allo stabilimento, nel quartiere “Tamburi”, si sono verificati diversi casi si tumori. Probabilmente la causa è la lavorazione dell’acciaio che sta inquinando l’ambiente. L’ILVA chiaramente è solo un esempio perché queste situazioni si possono riscontrare in tutte quelle aree in cui è presente uno stabilimento industriale ma partendo da questo caso, il giornalista vi chiede di porvi non poche domande: fino a che punto bisogna tutelare il lavoro? E fino a che punto bisogna tutelare l’ambiente? Dove è possibile trovare il giusto equilibrio? Nuove regole del Governo possono aiutare? Come si possono ridurre i rischi che inevitabilmente l’industria comporta?  

Luca Tremolada, blogger per Il Sole 24 ore, questa settimana vi parla di cori razzisti tornati purtroppo ancora una volta agli albori della cronaca nei giorni scorsi insieme al giocatore Mario Balottelli che di quei cori ne è stato, purtroppo ancora una volta, bersaglio. A seguito di questo episodio, che il giornalista definisce assolutamente intollerabile, buona parte dello stadio veronese è stato sospeso e i tifosi non potranno prendere parte alla prossima partita della propria squadra. Ovviamente non sono mancate le polemiche, non tanto per il gesto di stizza del giocatore che stanco dei cori a sfondo razzista ha lanciato il pallone contro la curva dei tifosi, quanto per tutta una serie di reazioni che hanno un po’ stupito l’opinione pubblica. Partendo da questo episodio i quesiti che Tremolada vi pone sono: siamo razzisti? L’Italia è un paese razzista? Esiste ancora il razzismo? Vi invita anche ad approfondire un po’ la storia dei vari fenomeni del razzismo (dall’America all’Europa) cercando di capire cosa voglia dire essere razzista nel 2019. Non si può non considerare la difesa dei principi su cui si basa la società civile che dovrebbe reagire alzandosi in piedi pronta a dire che certe cose non sono più tollerabili.

Marcella Cocchi, blogger per il quotidiano.net, questa settimana vi parla di come si possano rivalutare le emozioni in una vita digitalizzata come la nostra. Troppi social, troppo connessi: è quello che emerge da una ricerca condotta su 4mila giovani dai 12 ai 16 anni dall’Università di Montreal e rilanciata dalla Fondazione Umberto Veronesi. La ricerca certifica che al crescere del tempo passato davanti allo schermo (quello della TV e del cellulare) aumenta il disagio e alcune forme di malessere connessi alla depressione come solitudine, ansia, stress perché secondo i ricercatori questo modo di fare avvicina i giovani ad un mondo non reale. Non mancano però alcune forme di ribellione, come quella della band inglese Coldplay capitanata da Chris Martin. Per lanciare il loro ultimo disco i Coldplay hanno utilizzato delle inserzioni sui giornali cartacei e hanno scritto anche delle lettere ai loro fan. Sono sempre di più le star che durante i loro concerti chiedono al pubblico di mettere da parte i cellulari per tornare a concentrarsi sull’ascolto della musica. La giornalista alla luce della ricerca e del caso di queste star chiede se anche voi siete nel “tunnel” di una vita digitalizzata e iper connessa e al tempo stesso vi chiede se conoscete altre star che come i Coldplay stanno provando a tornare alla vita reale.

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