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Vi sarà sicuramente capitato di sentire il vostro fratellino o cuginetto vivere la fase dei “perché?” e di certo anche voi, intorno ai tre anni d’età, assillavate i vostri genitori con mille domande sul mondo che vi stava intorno. E oggi? Siete ancora curiosi di sapere come funzionano le cose, perché succedono, perché sono così? O non avete più tempo di chiedervi…perché?

 

Negli anni ’60 del secolo scorso un giovane fisico e matematico, diventato poi uno dei più famosi cosmologi del mondo, ha provato a rispondere al più grande dei “perché”: l’origine  e l’evoluzione dell’universo. Il suo nome è Stephen Hawking.

 

 

“Il mio obiettivo è semplice. È la completa comprensione dell’universo, perché è fatto così com’è e perché in effetti esiste.”

Nato nel 1942 a Oxford (Inghilterra), Hawking si dimostra sin da subito un giovane brillante con un grande interesse verso l’universo e l’evoluzione della materia.

Durante i suoi studi universitari sviluppa una delle teorie che lo renderanno famoso: “Dal big bang ai buchi neri. Breve storia del tempo”, la teoria che spiega l’origine della vita, la teoria del tutto.

 

La sua vita però non è tutta rose e fiori. A soli 21 anni scopre di aver contratto una malattia neuro-degenerativa, la malattia del moto-neurone, che comprometterà le sue funzioni muscolari e con un’aspettativa di soli 2 anni di vita.

Contro ogni previsione Hawking sopravvive per oltre 30 anni e tutt’oggi ci regala una grande testimonianza di speranza e determinazione. “Per quanto la vita possa sembrare difficile, ci sarà sempre qualcosa che potrete fare e in cui avere successo”.

 

Come si suol dire però “dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna”: se Hawking è quindi la grande mente, la sua prima moglie Jane Wilde, è il cuore. Jane, studiosa di poesia iberica ad Oxford, si innamora del nostro scienziato durante gli anni dell’università e sarà lei la vera forza di Stephen: di fronte alle grandi difficoltà che la vita aveva in serbo per loro, il loro rapporto invece di crollare si fortifica!

 

Nel 1985 Stephen viene colpito da una grave polmonite che lo costringe ad essere sottoposto ad una tracheotomia permanente con la perdita della funzione vocale. Oggi Stephen può parlare attraverso un sintetizzatore vocale, costruito da un tecnico di Cambrige appositamente per lui, che gli permette di comunicare trasformando in suono ciò che scrive su un computer. La sua grande determinazione e l’amore costante che lo ha sostenuto in tutti questi anni ha permesso a Stephen di continuare a vivere sempre con grande ironia nonostante le sue condizioni fisiche, rendendolo un grande esempio di vita per tutti.

 

La straordinaria storia di Stephen Hawking è stata oggi raccontata nel film “La teoria del tutto”, di Jhon Marsh, tratto dalle memorie di Jane Hawking “Travelling to infinity: My life with Stephen”; il film ha già vinto 10 Golden Globes ed è stato nominato per la vittoria di 10 statuette d’oro.

 

 

Persino lo stesso Hawking ha molto apprezzato la pellicola dopo aver visto il film con i suoi cari.

 

 

Ha dichiarato infatti di aver avuto l’opportunità di poter riflettere su sé stesso ed ha inoltre elogiato il grande lavoro di colui che lo ha interpretato, Eddie Redmayne, vincitore del Golden Globe come miglior attore protagonista: “Ha passato tanto tempo con persone affette da sclerosi laterale amiotrofica per poter essere credibile” si complimenta Hawking  “e infatti sembrava me, agiva come me e aveva il mio senso dell’umorismo”.

 

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