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Lo stesso street artist non avrebbe saputo fare di meglio; questa beffa assomiglia a molte delle sue opere, che mirano a giocare e irridere il sistema dell’arte contemporanea e a far meditare sulla società contemporanea.

 

Una settimana fa è circolata la voce che Bansky, noto artista di strada dall’identità misteriosa (almeno quanto è celebre il suo nickname), fosse stato arrestato e la sua identità finalmente rivelata. Tutto ciò è accaduto in seguito ad un articolo del National Report.

 
Per qualche giorno i media e il mondo della rete si sono convinti che l’uomo in questa foto fosse l’artista che tanto a lungo è riuscito a mantenere la sua identità celata a tutti. La notizia si è diffusa su internet così rapidamente che a poche ore dal primo articolo erano già nate innumerevoli discussioni sull’accaduto, appelli e diffide.

 

 

L’uomo ritratto nella fotografia della Polizia di Londra che lo ha arrestato si chiama Paul Homer, ha 35 anni ma… non è Banksy. 

 
L’accaduto ci dà l’occasione di meditare su un aspetto molto importante del giornalismo che in più occasioni, ai giorni nostri, si dà per scontato e sottovaluta. Come è stato possibile che nessuno si sia posto il problema di verificare le fonti prima di rendere pubblica, e in seguito virale, questa notizia?

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