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Ciao ragazzi, come vi avevamo anticipato, uno dei nostri blogger, nella settimana dal 1 al 7 dicembre, ha commentato i vostri post. Vi ricordate?

 

Ebbene, è stato il nostro caro Massimo Esposti, de Il Sole 24 Ore, ad esaminare i post sul tema della settimana interessata, ovvero “Basta alla mercificazione del corpo umano. Cosa ne pensate?”. Esposti ha letto tutti i vostri post ed ecco cosa scrive (riportiamo direttamente il suo contributo), e come commenta, quelli dei 5 fortunatissimi prescelti.

 

« “Ridiamo il giusto peso alle nostre azioni, smettiamo di proporre donne e uomini solo belli, che in realtà sono frivoli e a volte anche volgari, super eleganti e accessoriati, come se la vita umana prevedesse solo bellezza, fama, ricchezza. Scuotiamo la coscienza e sveliamo la vera essenza della vita, che non è fatta di superficialità.”

 

Utilizzo alcune considerazioni del post di GiorgiosMeglio tornare all’Ellenismo”, per  tornare sul tema della mercificazione del corpo umano nella pubblicità. Proprio i vostri commenti ci hanno infatti molto colpiti. Si continua a dire che oggi viviamo in un mondo visual, dell’apparenza, e i giovani sarebbero le prime vittime del contagio del virus della superficialità. Sarà, ma tanti di voi non rinunciano a quello spirito di critica che rappresenta la differenza tra chi si costruisce un’opinione e chi se la fa imporre.

 

Così Senzafiato, nel post “Essenza dell’essere umano perduta tra una campagna promozionale e l’altra” sottolinea come “Il grave errore nel quale scadono le pubblicità moderne è rappresentare esseri umani – in particolare donne e bambini, ma anche uomini – come oggetti sessuali equiparandoli ad un prodotto commerciale: il corpo diviene il mezzo per vendere la merce sponsorizzata e implicitamente il prodotto stesso che la pubblicità offre al consumatore”.

 

Già, la pubblicità. E’ ovvio che un messaggio di invito all’acquisto debba essere accattivante, ma siamo sicuri che questo non debba avere dei limiti? Provando a riflettere, gli spot che si ricordano di più sono quelli volgari oppure quelli che ci hanno divertiti o affascinati?

 

“Accendendo la tv, sfogliando i giornali, girando per le strade, ovunque ci giriamo – commenta Giulia98 nel suo post “Non vendere il corpo per vendere un oggetto” – siamo circondati da pubblicità e fin dai tempi della Roma antica ha fatto parte della vita dei cittadini. Attrarre l’attenzione tramite la bellezza o l’espressività del fisico non è sbagliato, brutto o sconveniente fin quando la persona rimane distinta dall’oggetto: la figura delle donne o degli uomini non può diventare oggetto per promuovere prodotti in cambio di un mero guadagno. Quante volte negli spot si vedono donne e uomini in posizioni provocanti o con comportamenti allusivi, a volte nemmeno molto celati? Come possiamo parlare di libertà, di emancipazione, di parità quando per vendere un profumo o delle calze si utilizza il corpo nudo di una donna che, per quanto scultoreo, si potrebbe tranquillamente evitare?… C’è da domandarsi seriamente fino che punto il consumismo possa arrivare, cosa sarà la prossima cosa ad ed essere svenduta?”

 

Alla fine, però, conta sempre come ragioniamo. Come utilizziamo la nostra capacità di dire “non mi piace” oppure di osservare uno spot per quello che è.

 

Inizialmente Nieddu97, nel post “No all’ipocrisia e sì alla sincerità” aveva pensato di “scrivere quello che tutti vorrebbero sentire: Basta alla commercializzazione del corpo umano, La donna non è un oggetto, Il corpo non si vende”. Ma diciamoci la verità, sono davvero questi i pensieri che ci passano per la testa quando vediamo sui muri delle città gigantografie di donne o uomini in costume da bagno? Non penso che la commercializzazione del corpo sia sbagliata, assolutamente; il corpo è ciò che ci spetta per natura ed è nostro diritto fruirne come più riteniamo sia giusto…Il giornalismo è nato per esprimere la propria opinione, e non per seguire la massa per il timore che persone con prospettive diverse possano criticare, perciò sarebbe opportuno mettere da parte l’ipocrisia e dire quello che davvero pensiamo”

 

Proprio il concetto di ipocrisia ricorre nei vostri commenti. E non certamente a caso. C’è tanta voglia, non solo tra di voi, di correttezza, trasparenza, di ritorno a valori come la lealtà anche nelle piccole cose.

 

“Siamo circondati da valori che sfiorano l’assurdo” scrive Mana, nel post “Sono perfetta adesso?”. “Per essere belli bisogna essere magri e spesso l’unica via per il successo sembra essere proprio la mercificazione del corpo. Donne seminude, sempre sorridenti e allo stesso modo “photoshoppate”… Siamo ormai talmente ossessionati da questa perfezione che spesso arriviamo a farci male, a fare male, senza capire che non ne vale la pena. Quando ci si capaciterà che non bisogna mostrarsi necessariamente perfette, bensì permettere a chi ci sta accanto di notare anche le nostre vulnerabilità? Perciò sarebbe opportuno mettere da parte l’ipocrisia e dire quello che davvero pensiamo.”

 

Se c’è una casa dove potete dire sempre quello che pensate è proprio quella de il Quotidiano in classe. Bel lavoro a tutti e grazie ragazzi!»

 

Ci uniamo al ringraziamento di Massimo Esposti, perché davvero siete stati bravissimi. Tutti quanti. E a voi che avete avuto l’onore di essere commentati dal nostro blogger de Il sole 24 Ore, in premio 500 punti validi per il concorso de ilquotidianoinclasse.it.

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