E’ passato più di un mese dall’attacco di Hamas e quasi non si sente più parlare di questo conflitto che inizialmente ci ha tanto sconvolti. Com’era successo per la guerra in Ucraina, ci siamo assuefatti alla guerra e alla violenza e ora non vogliamo più sentirne parlare.

In fondo, Israele e Palestina non sono poi così vicini e nemmeno l’Ucraina. E’ un conflitto che non ci riguarderà mai in prima persona. Non siamo insensibili, semplicemente non vogliamo rovinarci la cena sentendo al telegiornale quante persone sono morte oggi a Gaza. Certo, ci dispiace per tutti i civili che muoiono, soprattutto per i bambini. Ci dispiace per i Palestinesi, ma non siamo altrettanto dispiaciuti per gli Israeliani perché, anche se non ci siamo informati tanto, sappiamo che loro sono i cattivi della storia. Comunque la nostra vita deve andare avanti. Noi siamo stati fortunati, stiamo bene; loro un po’ meno, ma non è colpa di nessuno, o comunque non è colpa nostra.

Ci ripetiamo tutto questo per tranquillizzarci, per sentirci in pace con noi stessi anche se siamo perfettamente consapevoli che ci stiamo dimenticando di persone innocenti che si sono ritrovate nel bel mezzo di una guerra da un giorno all’altro. 

Come mai cancelliamo totalmente dalla nostra vita eventi così eclatanti dopo così poco tempo? Il motivo per cui non si parla più di guerra è che chi sta bene non vuole dover pensare a chi è messo peggio di lui. Però pazienza, alla fine noi stiamo bene ed è quello l’importante. No?

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