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Ciao ragazzi, siamo arrivati alla sesta settimana e domani è già dicembre, tempo di feste e di Natale! Vi presentiamo, come sempre, i temi di questa settimana.

 

Orsola Riva, per il Corriere della Sera, questa settimana vi parla di Facebook, lavoro e famiglia. È di qualche giorno fa la notizia che Mark Zuckerberg, il fondatore del Social Network da un miliardo e mezzo di iscritti, ha annunciato l’intenzione di prendersi due mesi di congedo parentale per la nascita della sua prima figlia. Che si tratti di una mossa mediatica, come molti sostengono, o che sia vero, è comunque un passo che lascerà il segno e farà scuola: è chiaro che, se il direttore di un’azienda si prende il congedo parentale, anche un suo dipendente si sentirà più libero nel compiere la stessa scelta.

 

Anche se voi non avete ancora sperimentato la questione della conciliazione tra lavoro e famiglia, vi può essere d’aiuto anche solo osservare i vostri genitori, specie le vostre madri, che certamente faranno salti mortali per conciliare casa e lavoro.   Questa tematica è molto sentita in Italia, dove le statistiche non sono confortanti: una donna su due, infatti, dopo il primo figlio, lascia il lavoro proprio perché non riesce a conciliarlo con la famiglia e i figli. Recentemente c’è stato un disegno di legge, presentato in Parlamento, sulla falsariga di una proposta proprio del Corriere, che prevede un congedo obbligatorio di 15 giorni per i padri: in questo modo, obbligando un padre ad usufruire del congedo parentale, lo si toglierebbe dall’imbarazzo e si eviterebbe il ricatto psicologico di dimostrare più o meno attaccamento al lavoro.

 

Orsola Riva, dunque, vi chiede: siete d’accordo sul fatto che anche i padri debbano prendersi il congedo parentale? E, più in generale, siete d’accordo sul fatto che la conciliazione tra lavoro e famiglia debba essere ripartita in modo più equo tra uomini e donne, tra madri e padri?

 

 

Luca Tremolada, per Il Sole 24 Ore, anche questa settimana parla di ISIS, ma con un taglio diverso rispetto al tema precedente. È evidente che stiamo vivendo nel terrore, proprio a causa del terrorismo: abbiamo paura, certamente, ma quanta ne abbiamo? Questa è la domanda che dovremmo porci: quanto siamo disposti a rinunciare della nostra libertà per avere un po’ me no paura?

 

La Francia, proprio per questo, ha votato delle leggi speciali, modificando la costituzione per combattere il terrorismo. In Italia, invece, si sostiene che le leggi speciali per il momento non sono prioritarie. Il punto è: quanto siamo disposti a rinunciare alla nostra privacy, per stare più tranquilli? Siamo disposti ad accettare che qualcuno guardi il nostro telefono, oppure di non essere veramente soli quando scriviamo sui nostri Soscial Network o, peggio ancora, di non uscire liberamente la sera?

 

Come affrontare questo tema? Coma al solito, Tremolada, vi consiglia di documentarvi: cosa sta facendo la politica? Cosa succede all’estero? Provate, dunque, a dimostrare che avete o non avete paura, con una foto, un articolo, un video, in cui spiegate anche il perchè.

 

 

Gianluigi Schiavon, per Quotidiano Nazionale, questa settimana vi parla di animali e, nello specifico, di cani e della consuetudine, ormai molto diffusa, di tagliar loro orecchie e coda per la partecipazione ai concorsi.

 

In Italia esiste una legge, la 201 del 4 novembre 2010, che vieta il taglio di orecchie e coda e, più in generale le mutilazioni, agli animali. Per chi la trasgredisce, sono previste diverse sanzioni: da cinque a trenta mila euro di multa e sino a 18 mesi di carcere. Tuttavia, esiste un modo per aggirarla: la motivazione medico-veterinaria, ovvero se la mutilazione viene giustificata come un intervento per tutelare la salute del cane.  Ed è abbastanza facile che la situazione possa degenerare. È di qualche mese fa, infatti, la notizia che ad una mostra canina tenutasi a Milano sono stati presentati circa 30 mila cani e ben 900 certificati medici che giustificavano la mutilazione di orecchie e coda. Naturalmente è scoppiato un putiferio: i veterinari, quelli onesti, hanno denunciato la questione e le varie procure, a Milano e nel resto d’Italia, hanno iniziato le loro indagini.

 

Ad oggi, in Italia, ci sono circa 300 mostre canine all’anno. Se l’intervento di taglio delle orecchie ha un costo di appena 150 euro e, ad esempio, un mastino neonato può costare duemila euro, se gli si tagliano le orecchie per partecipare, ed essere premiato, ad un concorso canino, il suo valore può arrivare sino ad 80 mila euro! Ecco spiegato il perchè di tutto questo meccanismo.   Quindi, quello che vi chiede Schiavon questa settimana è: davvero si deve arrivare a mutilare un cane per vederne la bellezza? Tagliargli le orecchie è vero amore verso l’animale?

 

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