La carne sintetica, per ora approvata per il consumo soltanto a Singapore e negli Stati Uniti, si ottiene coltivando in vitro cellule staminali animali che, grazie a particolari tecnologie, si differenziano in cellule muscolari. Per favorire la proliferazione di tali cellule sono necessarie proteine: per ora le più efficaci sono quelle derivate dal siero fetale bovino, raccolto durante la macellazione di femmine gravide. Questa pratica crea inevitabilmente dei problemi sulle questioni etiche per la salute degli animali. L’obiettivo è dunque quello di ottenere una carne completamente priva di derivati animali in modo da ridurre i costi di produzione e il numero di esemplari uccisi per l’industria alimentare. Per questo, le ricerche si concentrano sull’individuazione di proteine di altro tipo (come quelle di alghe o funghi) che possano avere la stessa efficacia. 

Ma la carne sintetica è davvero il cibo del futuro? Nonostante i costi dell’alimento siano oggi molto elevati (circa 18.400 euro al chilogrammo), nel 2030, secondo l’analisi del Good Food Institute (GFI), potremo comprare carne prodotta in laboratorio a circa 4,60 euro al chilogrammo. I suoi vantaggi, inoltre, sono molto promettenti per le sfide che affrontiamo oggi. Da una parte, infatti, essa permetterebbe di ridurre notevolmente il consumo di acqua degli allevamenti intensivi e le emissioni di gas serra degli stessi (che rappresentano il 14,5 % delle totali). Dall’altra, in laboratorio sarebbe possibile creare una carne più bilanciata e salutare, valutandone e modificandone la composizione nutrizionale e rendendola indipendente dall’uso di antibiotici che sono spesso presenti nella carne tradizionale. 

Il progresso scientifico, insomma, sembra essere riuscito a fornire una soluzione valida ai problemi legati al consumo di risorse, anche in relazione all’aumento incessante della popolazione globale. Tuttavia, come sempre, è necessario ridimensionare le eccessive speranze: se da un lato è vero che le colture di cellule avrebbero un impatto decisamente minore sul consumo e sull’inquinamento di suolo diretto, dall’altro i campi da coltivare per ottenere sostanze nutritive per lo sviluppo delle cellule sarebbero comunque molto nocivi all’ambiente, specialmente se intensivi, e le procedure di smaltimento dei prodotti di scarto richiederebbero molta energia.

In ogni caso, il progresso ingegneristico e scientifico legato alla carne artificiale non può essere fermato ed è quindi inutile rifiutarsi categoricamente di informarsi sull’argomento solo perché si tratta di un alimento creato in laboratorio. Come tutte le grandi novità, anche se inizialmente possono originarsi degli attriti da parte di opinioni più tradizionaliste, riuscirà ad avere un impatto sulla nostra vita. Quello che resta da fare è dare fiducia ai medici, ai biologi e agli ingegneri che se ne occupano e che potranno fornirci risposte precise e scientificamente fondate sui vantaggi della carne sintetica per la nostra salute e per l’ambiente e, eventualmente, illustrarne i rischi.

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