Ormai è la settimana di Sanremo. Non si parla d’altro all’infuori del Festival, se non, per qualche attimo, dell’emozionante vittoria di Jannick Sinner agli Australian Open. Poche settimane fa era al centro dell’attenzione di tutti. Il giorno dopo la sua vittoria non si pensava ad altro. Ed ora?

È strano che a pochi giorni da questo evento le persone abbiano già perso il loro grande interesse per il tennis e per Sinner: tutti hanno fatto ritorno alla loro vita quotidiana; hanno ripreso le proprie abitudini, i propri interessi, e la moda temporanea per il tennis è già trascorsa. 

Eppure sembrava un vero e proprio nuovo inizio per il tennis, come qualche anno fa, quando Serena Williams sviluppò in tutto il mondo un intenda passione per la cultura tennistica. Invece oggi, nel 2024, le persone hanno fatto qualche ricerca su Internet, scoprendo cosa fossero gli Slam, hanno ricercato il nome di Jannick Sinner più e più volte, magari hanno anche comprato un biglietto per le ATP, e infine hanno perso il desiderio di approfondire questo sport. O forse no. 

Può darsi anche che la recente smania per il tennis si sia solo affievolita, sia trascorso l’ardore dei primi attimi e abbia raggiunto una sorta di stabilità. Magari è solo un giudizio affrettato quello della moda temporanea e forse si dovrebbe pensare a questo evento come ad un normale ciclo delle notizie mediatiche. In fondo, si può vedere dappertutto lo sbocciare di un nuovo interesse, che spesso è breve e futile, ma è normale che sia così all’interno delle nostre società

Eppure, è affascinante come una notizia fondamentalmente tennistica abbia smosso una folla così grande di persone; perché non ha colpito solo gli appassionati? Perché non ha interessato solo le persone che il tennis già lo conoscevano?
Gli appassionati ne sono venuti subito a conoscenza, come è giusto che sia, ma sembra che il resto delle persone si sia quasi fatto contagiare dalla notizia. Per loro era necessario rimanere aggiornati sull’oggetto di discussione del giorno dopo: avevano il bisogno di capire in che direzione sarebbe andato l’interesse generale. 

Da un punto di vista cinico questo è puro conformismo: lo struggimento di rimanere aggiornati, di conoscere l’interesse altrui, di sapersi quindi adeguare all’interesse generale. Un comportamento simile è il sintomo di una grande insicurezza sociale che, vittoria di Sinner o meno, riguarda il nostro mondo. Come l’abbigliamento, il cinema, i social, tutto confluisce nell’interesse generale, e questo rimane omogeneo. È quasi un bisogno naturale della società e tutti i suoi membri sono connaturati alla ricerca della sua omogeneità

Poi, secondo un punto di vista più moderato, non si tratterebbe di conformismo bensì di una naturale curiosità dell’essere umano. L’Atleta italiano conquista un enorme traguardoè normale che la notizia si diffonda, ed è normale che tutti, per propria curiosità, ne rimangano incantati. La curiosità non è per forza qualcosa di durevole e non è detto che faccia nascere una passione, tuttavia è scontato che accresca l’interesse di chiunque.

Sia la curiosità che il conformismo hanno vita breve, perciò è arduo comprendere chi sia a muovere le fila dell’interesse generale.
Penso tuttavia che sia ingenuo spiegare la nuova moda tennistica con una sola e ben definita causa come il conformismo o la curiosità. Non che non esista. Questo è certo. Ma noi saremmo capaci di individuarla? Penso sia indeterminabile quanto molti altri comportamenti umani; quando si tratta di fenomeni sociali, allora la nostra facoltà di comprenderli viene pesantemente meno. Magari l’opzione migliore sarebbe dare metà delle responsabilità al conformismo e metà alla curiosità; così da ammettere per una volta che è una questione soggettiva, che dipende da individuo ad individuo, e che non è per forza una questione di totalità o di maggioranza. Come si può sapere?

In fondo, nemmeno io vorrei essere mai accusato di conformismo.

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